Refugee voices in film

01/11/2021

C'è un tema sempre più ricorrente e che non può essere messo in secondo piano: i rifugiati, il loro viaggio, le loro storie. I registi, soprattutto mediorientali, del sud d’Europa e dell’Africa, lo hanno percorso da tempo ma ora si susseguono produzioni, progetti, festival specifici sui diritti umani come a Bologna, Locarno o Berlino. La quinta edizione di Refugee voices in film è stata organizzata il 18 ottobre all’Elgouna Film festival: la piattaforma CineGouna è stato un evento orientato al settore ideato per supportare e potenziare i registi egiziani e arabi aiutandoli a trovare supporto artistico e finanziario.
Marco Orsini e la sua associazione IEFTA (International Emerging Film Talent Association) vuole portare avanti in questo modo questo progetto di carattere umanitario, affidato alla piattaforma  http://tellingtherealstory.org/, coinvolgendo dei registi internazionali a cui assegnare il compito di raccontare le drammatiche e dolorose storie dei rifugiati. Il punto di vista principale è il loro essere vittime in quanto persone non corresponsabili in linea diretta dei loro drammi umanitari. Si intitola “Il viaggio” il progetto supportato dall'Alto Commissario per la Protezione dell'Alto Commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR) che ha come principali protagonisti dei cortometraggi i rifugiati non ancora sotto protezione o che vi hanno appena fatto richiesta. I contenuti dei corti, della durata di meno di dieci minuti ciascuno, sono per i rifugiati e con i rifugiati affinché il punto di vista cambi, soprattutto negli spettatori, e si verifichi un innalzamento generale della consapevolezza etica e il senso di responsabilità sul tema in oggetto e sul dramma umano che vi sta dietro. Questo importante cambiamento non può avvenire agendo da soli; l’altro aspetto è la franchezza, l’evasione dagli stereotipi e l’impegno a raccontare la vera storia (tellingtherealstory#). La maggior parte dei rifugiati nei campi è restia a raccontare la propria storia: talvolta occorre iniziare ponendo delle domande a cui giungono sporadiche risposte dopo esperienze di paura, sottomissione, violenze, di persecuzioni. Possiamo così vedere la storia di Samira, di Zahra, di Nura, della figlia di Amina e della sua amica, di Teklebrhan, di Khadija, tutte persone scapate da un mondo in cui sono prigioniere in un viaggio di liberazione e ricerca di sicurezza, di libertà e felicità. Queste vicende impattano sulla vita di molte persone legate ai rifugiati, delle loro famiglie, dei loro amici, dei loro connazionali. La forma, la tecnica, il modo di raccontare le storie nei short movies sono diversi da un corto ad un altro: troviamo interviste, racconti di familiari sui propri cari partiti, film d’animazione, documentari, narrazioni, storie sceneggiate da altri e poi riprese. Tutte storie però che convogliano un messaggio e un sentimento (non solo di compassione) e che possono trovare spazio anche nei social media. Il festival nella località egiziana di El Gouna, sul mar Rosso, ha un mandato di lunga data di “cinema per l’umanità” e i programmi e i film selezionati riflettono questo.

Michela Manente