Una Leggenda di nome Diego

11/12/2020

Il 25 Novembre 2020, ha chiuso gli occhi per sempre, colui che universalmente è stato riconosciuto il miglior giocatore di Calcio del  XX secolo: Diego Armando Maradona. Su di lui nel bene e nel male, sono state scritte intere enciclopedie di parole, ma quello che doveva dimostrare agli altri in positivo lo ha fatto vedere sul campo da gioco ed anche fuori, facendosi promotore di moltissime iniziative benefiche, la parte negativa era nella fragilità del suo carattere, ma faceva parte della sua vita e noi non dobbiamo alcun diritto a giudicarlo per questo. Su Maradona sono state scritte canzoni, pubblicati libri, ma ciò che interessa maggiormente a noi lettori di “Quarto Potere” sono i film a lui dedicati. Il primo fu probabilmente “¡Qué linda es mi familia!” una commedia musicale datata 1980 e sotto la regia dell’argentino Palito Ortega, con il diciannovenne Maradona, allora stella dell'Argentinos Juniors, che fece una breve comparsata nel ruolo di se stesso. Ci sono altri film nei quali compare “Dieguito” come “Scuola di ladri” di Neri Parenti del 1986, oppure “Tifosi dello stesso regista, ma del 1999. A lui Marco Ponti dedicherà il suo film del 2000 “Santa Maradona”, sulla generazione nata negli anni ’80 e alludendo non direttamente al “pibe de oro” ma altresì ad una canzone dei Manonegra, comunque Diego comparirà nei titoli di testa. Ancora un regista argentino Javier Vazquez è l’autore nel 2005 del documentario, “Amando Maradona” . Per il titolo ovviamente ha anche un po’ “giocato” sul nome del calciatore trasformando “Armando” in “Amando”. Quest’opera mostra il Campione argentino sotto molteplici aspetti, incluso quello della sua fragilità, che lo ha portato alla dipendenza dalla cocaina. Del 2007 invece è “Maradona la mano di dios” di Marco Risi, in pratica una biografia di Diego, interpretata molto realisticamente da Marco Leonardi (che aveva interpretato già un film sul gioco del Calcio “Ultimo minuto” di Pupi Avati dell’’87 nel ruolo del giovane campione Paolo Tassoni e recitando insieme a Ugo Tognazzi). Nel 2008 anche il regista serbo Emir Kusturica incontra sulla propria strada “Diegol” e  dalla collaborazione fra i due nacque “Maradona di Kusturica” che l’autore di “Underground” volle firmare come un quadro d’autore, delineando la vita del calciatore sotto molte sfaccettature fra le quali quella tenerissima nella figura di padre delle proprie bambine. “Youth” è un film del 2015 di Paolo Sorrentino che mostra un Maradona ben diverso dal Campione applaudito in tutti gli stadi del mondo, oltremodo ingrassato e già con parecchi problemi di salute, ma capace ancora di incantare palleggiando con delle palline da tennis. Maradona è uno dei “fondamenti” della vita di Sorrentino, che l'ha addirittura citato associandolo a Federico Fellini nel discorso di ringraziamento dell'Oscar per “La grande bellezza”. Nel 2017 Alessio Maria Federici con “Maradonapoli” ha voluto tracciare il profondo rapporto esistente fra la gente della città partenopea e Maradona. Un anno dopo uscirà “Diego Maradona” del regista londinese Asif Kapadia  giudicato dalla critica cinematografica (ma anche secondo un mio personale parere) il miglior documentario sulla vita del fuoriclasse argentino, dove alcune riprese sono veramente mozzafiato. A  proposito del già citato Sorrentino, stiamo tutti aspettando il suo nuovo film autobiografico, che sarà ambientato negli anni 80 e nel quale Maradona rivestirà un ruolo molto importante.

Diego il Campione se ne è andato, della sua vita se ne potrà parlare bene o male, ma una cosa è certa il film della sua esistenza resterà per sempre nel nostro immaginario come una bellissima leggenda, che si riflette totalmente nelle parole della canzone “Don’t cry for me Argentina” tratta dal musical “Evita”.

Quasi che in un ipotetico finale dell’ennesimo film a lui dedicato, potrebbero essere un po’ il suo commiato:

“Non piangere per me Argentina
La verità è che non ti ho mai abbandonato

Neanche nei miei giorni più selvaggi

Nella mia folle esistenza,

Ho mantenuto la mia promessa:
Non essere mai così distante…”  

Marko Durante