
Tra le proiezioni più interessanti e dense di memoria di questa Mostra del Cinema di Venezia, la sezione Venezia Classici ha regalato un momento di autentica riscoperta critica con la presentazione del restauro di Col cuore in gola, opera del 1967 firmata da Tinto Brass, film di pre-apertura di Venezia 83. Realizzato dalla Cineteca Nazionale di Roma, con la curatela di Stefano Della Casa e la collaborazione di Netflix, il lavoro di recupero restituisce alla sua brillantezza originale il primo capitolo della celebre "trilogia londinese" del maestro d'origine veneziana, assente in sala Darsena per un problema di salute (il maestro ha compiuto 93 anni). Ad accompagnare la proiezione in sala, un'emozionata Carla Cipriani, moglie e storica collaboratrice del regista, insieme alla protagonista Ewa Aulin, tornata al Lido a quasi sessant'anni dalla visione del film da lei interpretato quando era appena diciassettenne. Lontano dagli stilemi del cinema erotico d'autore che avrebbero caratterizzato la produzione più tarda di Brass, Col cuore in gola si presenta come un giallo urbano e sperimentale permeato di sfumature noir. La vicenda segue Bernard (interpretato da uno straordinario Jean-Louis Trintignant), un attore francese a Londra che si ritrova invischiato in una scia di delitti misteriosi legati alla figura di Jane (Ewa Aulin), una giovane di buona famiglia sconvolta dalla morte sospetta del patrigno. Tra i due si instaura un gioco di attrazione e sospetto, sostenuto dalle interpretazioni magnetiche della coppia protagonista: la freschezza enigmatica della Aulin dialoga alla perfezione con la recitazione trattenuta e nevrotica di Trintignant. Il vero tratto distintivo del film risiede nell'audace contaminazione linguistica. Brass trasforma la Londra fine anni '60 in un laboratorio visivo avant-garde, dove il cinema dialoga con la Pop Art, la pittura e il linguaggio dei fumetti. L'uso di soluzioni grafico-sonore audaci — come le onomatopee in maiuscolo stampate in sovrimpressione durante le scene d'azione e gli scontri fisici o le musiche ritmate e ridondanti — rompe costantemente la quarta parete e il realismo della narrazione. Il restauro evidenzia come Col cuore in gola non sia un semplice esercizio di genere, bensì un'opera colta e visivamente dirompente. Gli accenni sensuali presenti nella pellicola non scivolano mai nel compiacimento, ma anticipano la ricerca stilistica sul corpo e sul desiderio che Brass avrebbe approfondito negli anni successivi. La proiettata al Lido riconsegna alla storia del cinema italiano un autore libero, pop e profondamente moderno. In concorso.