Albertone, manifesto di una Nazione

15/06/2020

Oggi Albertone avrebbe compiuto 100 anni. Sordi era un’istituzione popolare dell’ Italia, soprattutto di Roma e dei romani. Era un attore completo e assoluto, discreto, riservato, lontano dai gossip giornalistici e da una vita mondana. La sua completezza gli era data dal fatto che lavorava per il cinema e per gli italiani, riuscì ad essere apprezzato anche in America interpretando personaggi diversissimi tra loro per classe sociale, senza mai eccedere in personalismi e mantenendo un proprio stile recitativo, semplice, popolare, schiettamente diretto a tutti.
Sordi era l’uomo della strada, il popolano burino, ma anche il libero professionista faccendiere, il ricco snob o la macchietta comica da teatro.

Il suo inizio carriera non è stato facile, fu bocciato nel ’36 all’ Accademia dei Filodrammatici a Milano per colpa del suo accento troppo romanesco. Il diploma gli fu riconosciuto 63 anni dopo, in segno di scuse. Fu doppiatore di Oliver Hardy e poi attore di avanspettacolo e di rivista. Lavorò anche in radio dove inventò alcuni popolari personaggi (Mario Pio, il Conte Claro).
Il suo primo ruolo con cui si fece notare al pubblico lo ebbe in Mamma mia che impressione, del ’51 in cui riproponeva su grande schermo le sue macchiette radiofoniche. Il film però non ebbe il successo sperato. Fu Fellini a capire le potenzialità di questo grande attore scritturandolo per Lo sceicco bianco e poi nei Vitelloni. E’ interessante notare come Sordi, in questa prima fase, non era proprio sopportato dagli italiani, tant’è vero che Fellini dovette togliere il suo nome dai manifesti de I vitelloni.

La tenacia permise ad Albertone di continuare per la sua strada e di prendere parte a film come il fondamentale e famoso Un americano a Roma che lo consacrarono definitivamente. D’ora in poi al suo fianco sempre registi di primo piano: Comencini, Lattuada, Monicelli, Risi.
Quel personaggio del romano di provincia malato d’America, Nando Moriconi, è stato poi simpaticamente rievocato per l’ultima volta in un episodio di un film di Corbucci Di che segno sei?.
Il periodo d’oro di Sordi fu quello compreso tra gli anni 50 e 60 dove interpretò una moltitudine di film (nel solo ’54 ne girò addirittura tredici). Il suo coraggio e anche la sua bravura fu quella di riuscire con naturalezza a tratteggiare molti personaggi negativi, come il millantatore, il piagnucolone scemotto, l’ipocrita, il cinico senza scrupoli, l’avaro, il maschilista puttaniere, avendo cura di dar sempre loro un fondo di umanità e di ingenuità che li riscattava. Spesso questi personaggi venivano beffati dal destino, erano in costante conflitto con una società che appariva sempre più forte di loro. In  Io so che tu sai che io so, ad esempio, un ignaro e beato padre di famiglia, mediocre borghese tutto calcio e lavoro, scopre che la figlia è da anni una tossicodipendente. Anche i protagonisti de Il vigile, Il vedovo, Una vita difficile, di Fumo di Londra e di Io e Caterina hanno tutti perso la loro partita, hanno dovuto rinunciare alle loro ambizioni .

Assieme a tutti i ritratti di questa nostrana “comedie humaine”,  la storia dell’evoluzione dei costumi del secolo scorso accompagna tutto il cinema di Sordi. Man mano i vizi, i difetti, i pregi dell’italiano-medio,perdono la loro autonomia e diventano la metonomia di una problematica sociale, di una denuncia. E quindi anche la brutalità di un padre come quello di Un borghese piccolo piccolo è il sogno inconfessabile dell’uomo medio, esasperato dalla violenza di chi viveva gli anni di piombo.
A partire dai tardi anni Sessanta, Sordi si dedica anche alla regia. Il suo discorso diventa ancora più autonomo e maturo. La critica sociale e di costume prevarica, arrivando anche ad anticipare i tempi. II film Tutti dentro anticipa di dieci anni il fenomeno tangentopoli, ma all’epoca nessuno vi diede particolarmente peso.
Ma al di là delle regie l’Alberto Sordi che ha dato e detto qualcosa a tutti è quello de La grande guerra, Una vita difficile, Un giorno in pretura, Un americano a Roma, Fumo di Londra, Il medico della mutua, nonché quello delle impareggiabili e goderecce commedie in costume come Il malato immaginario.

Carlo Lock