Daria Nicolodi: l’ ultima regina dell’ Horror Italiano

01/12/2020

Si è fatta conoscere e ricordare come la seconda dark-lady del cinema italiano dopo Barbara Steele. Con Daria Nicolodi, grazie al sodalizio sentimentale e professionale con Dario Argento, l’horror e l’occulto hanno ritrovato un volto femminile durante gli anni Settanta e Ottanta. Da fonti non più indiscrete, l’artista fiorentina, classe 1950, deceduta lo scorso 26 novembre per malattia, aveva scritto, inoltre, buona parte dei copioni delle pellicole Suspiria e  Inferno. Una grande attrice di provenienza teatrale (ha lavorato anche con Proietti), creativa, che non aveva soltanto prestato il corpo a ben sette film di Argento, ma era anche l’ancella spirituale del maestro del brivido, era stata perfino lei a proporre i Goblin. La Nicolodi era stata per il suo compagno come Nicoletta Braschi per Roberto Benigni, per una decina d’anni la sua presenza era stata inscindibile ad Argento. Poi aveva ceduto il passo alla figlia Asia, ormai cresciuta, mantenendosi la consuetudine della family factory nella produzione del regista romano, mentre Daria aveva preferito ritirarsi a fare la nonna di casa.
Dopo Profondo rosso (1975) il gotico e il mistero le si appiccicano addosso anche attraverso tre stupende popolari mini-serie Rai, Ritratto di donna velata (1975), La venere d’ Ille (1978), l’ultima fatica di Mario Bava co-realizzata col figlio Lamberto e I giochi del diavolo (1981).
Quando, però, ci si consacra a un genere così popolare e al tempo stesso di nicchia, si incorre troppo spesso nel rischio di dimenticarsi altre esperienze importanti.
Daria Nicolodi, come già detto, aveva fatto teatro (Il candelaio,Orlando Furioso, La commedia di Gaetanaccio, Les liaisons dangereuses, tra le pièces più note), ma soprattutto si era dedicata anche al cinema d’autore, interpretando ancor prima di Profondo rosso un ruolo per Carmelo Bene in Salomé (1972) e per il grande Elio Petri ne La proprietà non è più un furto (1973), accanto a Tognazzi. In seguito Daria era ritornata a film d’autore “culinari”, Il minestrone (1981), di Sergio Citti, col quale ha lavorato di nuovo quattro anni dopo per la fiction Sogni e bisogni e Maccheroni (Ettore Scola, 1985).
Alla fine degli anni 80, dopo la separazione con Argento, viene scelta ancora per ruoli thriller- horror da Lamberto Bava per Le foto di Gioia (1987) e l’episodio TV Il gioko (1989) e da Luigi Cozzi per l’originale ma discutibile fanta-musical Paganini horror (1988).
Poi di nuovo film d’autore con Cristina Comencini e Mimmo Calopresti. Partecipa anche a Scarlet diva (2000) il primo film della figlia Asia regista.
Donna di carattere, attratta dal paranormale e dell’arte, non ha mai mancato di esprimere il proprio disappunto anche su sue scelte professionali o su film di altri. Ha sempre criticato, ad esempio, come reazionario  Phenomena, dove tra l’altro la sua parte di folle isterica e satanica era a mio avviso la più riuscita e non le era mai piaciuto La terza madre, colpevole di avere snaturato l’originale spirito dei primi film della trilogia. Come darle torto, d’altro canto?
Lottava per i diritti delle donne, il personaggio leggendario della giornalista Gianna Brezzi in Profondo rosso sembrava un po’ appartenerle e in un film di genere era senz’altro di rottura. In un servizio pubblicato nel 1974 dal settimanale “Il Borghese” l’attrice così dichiarava: “Le forme estremistiche del femminismo non mi interessano e non mi vanno. Comunque le rivendicazioni femminili sul piano sociale e professionali sono quasi tutte giuste”.
Con questo ricordo di saggezza e moderazione, salutiamo per sempre la nostra Daria. “Gianna Brezzi”, ci mancherai!

Carlo Lock