Dario Argento - The Exhibit

17/05/2022

E’ sinceramente commosso Dario Argento alla presentazione della Mostra che il Museo Nazionale del Cinema gli ha dedicato all’interno della Mole Antonelliana di Torino, città da lui prediletta come scenario di tanti film.
Chi sia veramente Dario Argento non lo so, io faccio dei film ispirandomi alle mie profondità, ai miei sogni, alla mia psicologia, al mondo dell’arte, dell’architettura, al Cinema. Ho visto ieri sera questa mostra e mi ha impressionato, mi ha riportato indietro nei miei film e forse li ho capiti meglio vedendo la mostra e le vecchie frasi che non ricordavo di aver detto. Ringrazio tantissimo la città di Torino, il Museo del Cinema, sono veramente felice di essere tra voi in questa città bellissima che mi ha ispirato tanti film e quindi sono felice di essere qui in mezzo alla mia memorabilia, i manifesti, gli oggetti, le musiche che hanno accompagnato tutti i miei film. Sono grato al Museo che mi dà un onore che forse non merito, è troppo grande, troppo importante, ho quasi perso la testa, è stato bellissimo, davvero non so come ringraziarvi” conclude con quell’umiltà e quella gentilezza che lo caratterizzano, mentre le sue parole sono accolte da una grande, appassionata ovazione.

Guillermo Del Toro lo definisce “Il Colosseo delle storie horror, un monumento, una pietra miliare”.
William Friedkin dice di lui: “E’ un pittore, come Goya o Caravaggio. Chi sa rendere così spettacolari la paura e la morte?”
Sono frasi che si leggono al termine della Mostra “Dario Argento – The Exhibit”, in cima alla Rampa del Museo del Cinema, rampa che ripercorre ad uno ad uno tutti i suoi film.
Percorrendola ritroviamo tutti i temi a lui più cari, che tornano di film in film: la passione per le architetture, gli enigmi da risolvere che conducono alla soluzione dell’enigma più grande, la dannazione di chi ha visto troppo o non ricorda ciò che ha visto.
Curiosità, citazioni, fotografie, sequenze filmiche, bozzetti, manifesti, costumi, creature meccanizzate e colonne sonore, 44 oggetti di scena, tra cui le armi usate per i delitti, 12 preziosi manifesti e locandine originali, fotografie inedite costituiscono questa preziosissima Mostra, curata da Domenico De Gaetano e Marcello Garofalo e visitabile fino al 16 Gennaio 2023. Tra i pezzi che più manderanno in visibilio gli appassionati il pupazzo di Profondo Rosso che distrae Giordani poco prima dell’attacco assassino. Gli appassionati potranno anche provare l’emozione di specchiarsi nel quadro di Profondo Rosso.
Particolarmente significativi e di forte impatto sono i dieci costumi di alcuni dei suoi film, tra cui quello ricreato appositamente da Giorgio Armani, che aveva firmato gli abiti di Jennifer Connelly sul set di Phenomena (1985), mentre oltre 60 pannelli ricostruiscono il percorso biografico e artistico di Argento, raccolgono le sue testimonianze e quelle di celebri personalità del cinema e della cultura.

Si inizia con “L’uccello dalle piume di cristallo”: il passo di Argento da sceneggiatore a regista, quando decise di dirigere da sé la storia che aveva in mente. Liberamente ispirato a “La statua che urla” di Fredric Brown, è il primo capitolo della “trilogia degli animali”. La fotografia di Storaro esplora luci ed ombre di una Roma mai dichiarata in cui dominano il bianco e le strutture in vetrocemento e la musica di Morricone scava il subconscio.
Si prosegue con “Il Gatto a Nove Code” e “Quattro Mosche di Velluto Grigio”. Argento voleva rifarsi al noir francese ma poi il poliziesco americano prese il sopravvento. Ci sono tutti gli elementi che torneranno nei film seguenti: la telefonata del killer, il dettaglio rivelatore nascosto, il close-up degli occhi e i guanti neri dell’assassino.
Con “Le 5 Giornate” Dario Argento si prende una vacanza dopo tre film e lascia prevalere la battuta e l’ironia.
Torna quindi all’horror con “Profondo Rosso”, forse il suo film simbolo. E il rosso domina il film, come nella scena finale in cui il protagonista si specchia in un lago di sangue.

Con “Suspiria” si rivolge ai miti delle favole e li trasporta nel presente. Su tutti la stregoneria che lo ha spaventato fin da bambino. “Se ci sono Tre Parche, Tre Grazie, allora ci sono anche tre dolori, tre madri diaboliche” dice. Cita un classico dell’horror, “Il Bacio della Pantera”, con la scena della piscina e i quadri di Escher nelle scenografie. Per la prima volta la sua voce dà il via alla Narrazione, come il “C’era una volta” delle favole.
Prosegue la “Trilogia delle Madri” con “Inferno”. E qui la passione per le architetture liberty, che già si era manifestata con la casa di “Profondo Rosso” e con “Suspiria”, raggiunge l’apice ponendo la casa di Mater Lacrimarum nel Quartiere Coppedè. E ogni scena del film racchiude un enigma.
Con “Tenebre” mostra delitti in pieno giorno, in apparente contrasto col titolo, perché le tenebre che racconta sono quelle dell’anima.
Con “Il Fantasma dell’Opera” torna al film visto da bambino in un Cinema delle Dolomiti che tanto lo aveva terrorizzato e lo omaggia. La sceneggiatura è in collaborazione con Gérard Brach (lo sceneggiatore di Polanski) che conosce il melodramma e la Parigi dell’Ottocento.
Con “Nonhosonno” torna a “Profondo Rosso” e si diverte a citare se stesso: tornano Gabriele Lavia, la musica dei Goblin, Torino, anche se più periferica rispetto al film di trent’anni prima.
Continuiamo a percorrere la rampa di film in film, in un caleidoscopio di immagini, fino a giungere ad “Occhiali Neri”, l’ultima opera di un regista mai stanco e sempre pieno di progetti.

Vi abbiamo presentato un rapida carrellata attraverso il suo percorso cinematografico ma vogliamo anche consigliare la lettura del libro “Dario Argento - Due o tre cose che sappiamo di lui” pubblicato da Electa in occasione della rassegna cinematografica organizzata da Luce Cinecittà, in collaborazione con il Lincoln Center, allestita a New York nell’autunno del 2021: un volume ricco di testimonianze e curiosità.
Se vogliamo proseguire oltre la Mostra, alla scoperta della Torino di Dario Argento e dei luoghi che una mappa all’interno della Mostra indica con precisione, la Torino d’Argento Tour Location organizza itinerari ad hoc (torneremo a parlarne prossimamente). Il legame tra il regista e questa città è forte e il Premio Stella della Mole che gli viene conferito in occasione dell’apertura di “Dario Argento – The Exhibit” lo testimonia.
“Qui vorrei vivere se non fosse che a Roma ho la mia famiglia e non posso abbandonarla. Lo posso fare per brevi periodi, quando giro i miei film e godo anche della cucina di Torino e dei suoi vini, delle grandi piazze bellissime, gli stupendi palazzi déco: c’è di tutto, è una bellezza viverci. E intanto qui sento la mia musica che gira e mi fa commuovere”.

Gabriella Aguzzi