Marty Feldman: Il Genio dello Sguardo Stralunato e la Poesia di Igor
02/08/2026

Ci sono volti che il tempo non riesce a scalfire, ma solo a consegnare all’immortalità. Quello di Marty Feldman è uno di questi: un volto che sembrava scolpito da un pittore cubista o disegnato dalla matita di un caricaturista d’altri tempi. Attore, comico, regista e sceneggiatore britannico nato a Londra nel 1934, Feldman ha saputo compiere un miracolo artistico raro e formidabile: ha trasformato quello che la sorte gli aveva dato come un vistoso limite estetico nella sua più grande forza espressiva, diventando una delle maschere più amate, uniche e rivoluzionarie della storia del cinema.
Agli occhi del grande pubblico, Marty Feldman appariva imprevedibile e surreale. La sua fisionomia inconfondibile, caratterizzata dagli occhi marcatamente sporgenti, divergenti e fuori asse, non era frutto di un artificio scenico né di un trucco cinematografico. Era il risultato combinato di una grave forma di ipertiroidismo (il morbo di Graves-Basedow) e delle conseguenze di un grave incidente stradale subito nel 1963, a cui seguì un delicato e non del tutto riuscito intervento chirurgico ricostruttivo al viso.
Laddove chiunque altro avrebbe vissuto questa condizione con profondo disagio o avrebbe visto preclusa ogni carriera davanti alla macchina da presa, Feldman ne fece la pietra angolare del proprio genio. Aveva occhi che non si limitavano a guardare il mondo: lo attraversavano, lo scomponevano, lo piegavano al ritmo dell’assurdo. In un’epoca in cui Hollywood inseguiva canoni di perfezione plastica, Feldman dichiarava con ironia disarmante:
«Se fossi bello come Robert Redford, sarei semplicemente uno dei tanti attori carini. Ma con la mia faccia, sono unico. Il mio volto è un’icona di me stesso.»
Nato l’8 luglio 1934 nel quartiere popolare di Canning Town, nell'East End londinese, da una famiglia di immigrati ebrei provenienti da Kiev (Ucraina), Martin Alan Feldman cresce in un contesto umile e turbolento. Ragazzo ribelle e insofferente a ogni disciplina scolastica, abbandona gli studi a soli 15 anni inseguendo il sogno di diventare un musicista jazz. Per anni si esibisce come trombettista nei club di Londra e Parigi, autodefinedosi con la consueta autoironia «il peggior trombettista del mondo».
Capisce ben presto che la sua vera vocazione non è la musica, bensì la parola e l’umorismo sovversivo. Negli anni '50 comincia a scrivere sketch per la radio della BBC insieme a Barry Took, firmando show cult come Round the Horne e The Army Game. La consacrazione televisiva arriva nel 1967 con lo show At Last the 1948 Show, al fianco di future leggende della comicità come John Cleese e Graham Chapman. Fu proprio quel programma a gettare le basi teoriche e stilistiche per la nascita dei Monty Python: John Cleese avrebbe più volte ricordato quanto l’apporto creativo di Feldman fosse stato fondamentale per plasmare il registro dell'assurdo che cambiò per sempre la TV britannica.
Sebbene avesse già conquistato la Gran Bretagna vincendo due BAFTA Awards con la sua serie televisiva Marty, la notorietà globale travolse Feldman nel 1974, quando il regista americano Mel Brooks e l’attore Gene Wilder lo scelsero per interpretare l’aiutante gobbo in Frankenstein Junior (Young Frankenstein).

Il personaggio di Igor (magistralmente adattato nel doppiaggio italiano come «Aigor») divenne immediatamente l’anima comica e la spalla perfetta dell’opera. Feldman infuse nel personaggio una grazia mimica degna di Buster Keaton e Charlie Chaplin, i suoi due storici idoli, arricchendola con un gusto per il nonsense totalmente moderno.
Curiosità e Retroscena dal Set di Frankenstein Junior:
• La Gobba Mobile: La celeberrima gag della gobba che si sposta da sinistra a destra non era prevista nel copione originale. Fu un’idea estemporanea di Marty Feldman, che sul set spostava segretamente la gobba finta per fare uno scherzo alla troupe. Mel Brooks se ne accorse, trovò la trovata esilarante e decise di scriverci attorno l’iconico dialogo: «Ma non avevi la gobba a sinistra?» — «Quale gobba?».
• Lupo Ululà, Castello Ululì: Nella versione originale americana la battuta era un gioco di parole linguistico («There wolf, there castle»). Nella versione italiana, lo straordinario adattamento curato da Mario Maldesi e il doppiaggio di Cesare Barbetti resero la frase una pietra miliare della storia della comicità nel nostro Paese.
• La Camminata Improvvisata: Quando Igor dice al dottor Frankenstein «Segua i miei passi» («Walk this way») portando con sé il bastone con l'andatura storta, si trattò di un'improvvisazione pura di Feldman. La gag fu così famosa da ispirare la celebre rock band Aerosmith per il titolo dell'omonimo brano.
Dopo l’immenso successo di Frankenstein Junior, la carriera hollywoodiana di Feldman decollò. Recitò in Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (1975) diretto dall’amico Gene Wilder, e in L'ultima follia di Mel Brooks (1976).
Successivamente gli fu concesso il controllo creativo totale per debuttare alla regia con I re della notte (The Last Remake of Beau Geste, 1977), una parodia dissacrante del genere avventuroso, e Frate Ambrogio (In God We Tru$t, 1980), una satira sferzante sul business della religione negli Stati Uniti. Il cinema di Feldman era imbevuto di uno spirito libertario, anarchico e profondamente nostalgico per l'era del cinema muto: per lui il corpo era uno strumento musicale e il volto la cassa di risonanza dell'assurdo.
La vita privata di Marty Feldman era affascinante e fuori dagli schemi quanto le sue performance:
• Un vegetariano e pacifista convinto: Feldman era uno strenuo sostenitore dei diritti degli animali, vegetariano rigoroso e uomo dalla vastissima cultura letteraria, con una passione smisurata per la poesia di William Blake e per le idee politiche d'avanguardia.
• Uno stile di vita al limite: Nonostante la sensibilità e la dieta vegetariana, Feldman conduceva una vita dai ritmi logoranti. Fumava fino a 80 sigarette al giorno senza filtro e beveva decine di tazze di caffè nero al giorno, un'abitudine che compromise la sua salute cardiovascolare.
• La morte prematura a Città del Messico: Il 2 dicembre 1982, durante le riprese della commedia piratesca Barbagialla (Yellowbeard), scritta dall'amico Graham Chapman, Feldman morì improvvisamente in una camera d'albergo a Città del Messico per un arresto cardiaco a soli 48 anni. Il decesso fu causato da una tragica concomitanza di fattori: un'intossicazione alimentare da molluschi, l'elevata altitudine della capitale messicana e il forte stress fisico dovuto al fumo continuo.
Come ultimo, commovente capitolo della sua storia, Marty Feldman fu sepolto nel celebre cimitero Forest Lawn Memorial Park di Hollywood Hills, a Los Angeles. La sua tomba si trova a brevissima distanza da quella di Buster Keaton, l'artista che Feldman aveva venerato per tutta la vita e che aveva considerato la sua vera fonte d'ispirazione. Un destino che sembra sigillare un legame ideale tra due maestri dell'arte di far ridere senza mai dire una parola di troppo.
Ricordare Marty Feldman significa celebrare la forza di un artista che non si è mai conformato alle regole del sistema. In un mondo che premia spesso l'omologazione e l'apparenza, Feldman ha insegnato che l'imperfezione può trasformarsi nel segno distintivo del genio. Il suo Igor continua a far ridere ed emozionare intere generazioni a cinquant'anni di distanza, ricordandoci che la vera comicità non nasce dalla battuta facile, ma dal coraggio e dalla libertà di essere totalmente, felicemente se stessi.
Damiano Landriccia