Biancaneve

22/03/2025

Sono trascorsi quasi 90 anni dal primo lungometraggio Disney, Biancaneve e i 7 Nani, e ancora conserva intatta la grazia di quel tratto gentile. Non perde il suo fascino neppure separandolo dai ricordi d’infanzia, che a volte trasfigurano le cose. Non si discute: Biancaneve e i 7 Nani, 1937, è un capolavoro. Passa dalla poesia della fiaba alle divertenti gag dei nani e si tinge perfino di horror quando Biancaneve fugge nel bosco – e le ombre che la inseguono si rivelano poi gli occhi stupiti dei gentili animaletti  – e quando la Regina si tramuta in Strega in una metamorfosi da brivido. 

Dunque la moda dei live action che ha travolto anche Biancaneve ci fa chiedere se fosse davvero necessaria questa operazione. A volte puro remake, a volte reinventando la storia, i live action spopolano da un paio di decenni. Il Biancaneve di Marc Webb con Rachel Zegler e Gal Gadot, da questa settimana nelle sale, resta in bilico tra fedeltà e infedeltà all’originale, cercando di accontentare un po’ tutti i gusti e finendo con lo scontentarli tutti. Una via di mezzo tra rifacimento (per fortuna più fedele di quanto pensassimo) e adattamento ai gusti odierni. Un prodotto senza infamia e senza lode, tutto sommato onesto, ma soprattutto inutile. Perché se lo scopo era regalarlo alle nuove generazioni era meglio riconsegnare loro il primo gioiello, in tutta la sua immutata bellezza.

C’è stato un periodo in cui si amava rivisitare le fiabe in chiave dark. Si pensi a Maleficent e a Biancaneve e il Cacciatore, di cui all’epoca parlammo anche su queste pagine (che seguiva di qualche mese un altro Biancaneve con Julia Roberts passato ben presto nel dimenticatoio), e al suo sequel Biancaneve e la Regina di Ghiaccio. Ma lì a trionfare era Charlize Theron in tutto il suo fulgore, nel ruolo della Regina cattiva. Ora l’era della rilettura dark è già tramontata. Cosa aggiunge dunque questo nuovo Biancaneve Disney nato sull’onda del politically correct? Solo qualche modifica qua e là e qualche canzoncina in più per farne un mezzo musical.

Intanto via i Nani dal titolo, resta solo Biancaneve. Non sono neppure dei veri nani, ma delle magiche creature dei boschi con molti secoli d’età. Realizzati in computer graphic (ma che rimpianto per il disegno fatto a mano!), non vogliono essere divertenti come i loro modelli ma appaiono più seri e malinconici, tanto che Cucciolo trova il coraggio di parlare (cosa che ci è parsa un po’ stucchevole).

Via anche il Principe Azzurro. I Principi Azzurri non piacciono più alla nuova narrativa e alla nuova linea Disney. E’ sostituito dal giovane capo di una banda di ladri che dice di combattere nel nome del vecchio Re.

Naturalmente questa Biancaneve è molto volitiva. E’ una fanciulla battagliera e determinata che lotta per riprendersi il Regno e governarlo saggiamente.

Vi abbiamo spaventati? Eppure nonostante queste premesse la versione non rimane troppo storpiata e almeno le creaturine del bosco sono rimaste. Ma che nostalgia per l’immortale e inimitabile film di animazione che gli ha fatto da modello!  

Gabriella Aguzzi