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Gabriella Aguzzi Capo Redattore

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Comedians

16/06/2021

“Vi rendete conto che siamo gli ultimi dei Mohicani? La nostra generazione è l’ultima ad avere i ricordi in bianco e nero”. E’ una celebre battuta di Marrakech Express, il film di Salvatores su una rimpatriata agrodolce che è passato nel mito e che ha già compiuto 30 anni.  La frase ci colpì a tal punto che intitolammo una delle Rubriche di Quarto Potere “Ricordi in bianco e nero”. E tra i nostri personali ricordi in bianco e nero c’è Comedians, non il film uscito questa settimana nelle sale, ma il mitico spettacolo che nel gennaio del 1986 andò in scena al Teatro dell’Elfo. Dirigeva Gabriele Salvatores, che aveva mosso solo i primi passi nel Cinema, e sul palco un gruppo di giovani promettenti “comedians”, tali Paolo Rossi, Silvio Orlando, Claudio Bisio, Antonio Catania, Gigio Alberti, Bebo Storti...
E allora perché abbiamo inserito la recensione di Comedians in un’altra rubrica, quella intitolata Buona la Prima? Perché – forse non tutti lo sanno – della commedia di Trevor Griffiths che Salvatores rese celebre in Italia, esiste una sorta di prima versione cinematografica, intitolata Kamikazen – Ultima Notte a Milano. E vogliamo qui tentare un triplo confronto, tra lo storico spettacolo teatrale, Kamikazen e il nuovo Comedians.

Un altro “ricordo in bianco e nero” è l’intervista che ebbi con Salvatores quando uscì Kamikazen. Mentre preparava una tazza di tè al bergamotto e suonava un disco di Tom Waits (quanto si è perso anche il clima delle interviste, ora standardizzate, anonime, incolori) Salvatores diceva “Il film è l’attesa del provino, mentre lo spettacolo è il provino”.
Lo spettacolo teatrale è infatti incentrato sulla diversità tra gli insegnamenti di un maestro di spettacolo un po’ idealista e un cinico selezionatore di successo che conosce tutti i trucchi del mestiere. Gli allievi, presentandosi ad un provino per un programma televisivo, dovranno scegliere se seguire la linea del maestro o adattarsi ad una comicità più facile per piacere e compiacere. Tutto il secondo atto presenta “dal vivo” i numeri comici dei comedians, come se il selezionatore fosse seduto in mezzo a noi, con tanto di esibizione fallimentare dei due prestigiatori che fanno a pezzi un orologio.
In Kamikazen non c’è alcun vero provino, ma una bassa truffa ai danni degli aspiranti comici che in una confusa notte milanese, tra equivoci e fallimenti, attendono la svolta della loro vita. E qualcosa che possa far trovare loro lo “sgurz”. “Il primo film con lo sgurz” recitava infatti la locandina di Kamikazen.  A differenza dello spettacolo teatrale, che mostrava i personaggi solo in aula e in scena e da lì ci lasciava intravvedere le loro storie, il film dava più ampio spazio alle loro vite, in particolar modo, nella sua notte stralunata, alle vicende di Walter Zappa, facchino alla Stazione Centrale con aspirazione di comico. I curiosi potranno riconoscere, in un piccolo ruolo, l’allora poco noto al pubblico Giovanni Storti.
Salvatores dietro la macchina da presa non aveva ancora né l’energia creativa né la poesia malinconica che hanno caratterizzato le sue regie a venire, dalla trilogia del viaggio, il periodo d’oro che lo portò all’Oscar, alle incursioni visionarie nei generi più diversi. Però aveva già lo sgurz.

Con Comedians oggi Salvatores torna alle origini e rimette in scena il testo teatrale adattandolo per lo schermo, ma con maggiore fedeltà. La vicenda si svolge quasi tutta in un’aula di corsi serali, il cui squallore rivela già la scarsità di speranze, in cui sfociano i contrasti d’arte e di vita tra gli aspiranti comici. Ancora una volta si vola rapidi su quella che è la seconda parte dello spettacolo, il provino, una sorta di teatro nel teatro. Al Cinema sarebbe risultata pesante (già il film risente inevitabilmente dell’impianto teatrale) e viene risolta con un rapido montaggio che mette i vari numeri a confronto. Già intuiamo quali piaceranno al selezionatore, mestierante scaltro, interpretato da un perfetto Christian De Sica. Perché il fulcro è tutto lì: restare fedele al proprio numero e agli insegnamenti o cambiarlo e cambiare, anche se il prezzo è il tradimento.
Scelta che Giulio Zappa porta all’estremo. E’ lui il Kamikaze della storia, perdente per scelta. Lo interpreta un versatile Giulio Pranno, che raccoglie l’eredità dello stralunato Paolo Rossi senza temerne il confronto. Nel nuovo cast Ale e Franz (i due fratelli prestigiatori), Marco Bonadei, Vincenzo Zampa, Walter Leonardi, mentre Natalino Balasso è il volto malinconico del maestro.

Gabriella Aguzzi