I Nosferatu del Cinema

28/12/2024

Sarebbe infinito elencare i film ispirati alla figura del Vampiro, anche solo limitandoci a quelli che partono dal Dracula di Bram Stoker. Restringeremo dunque ancor più il cerchio a quelli più iconici per giungere all’ultimo vampiro portato sullo schermo, il Nosferatu di Robert Eggers, al Cinema dal 1 Gennaio. Se i primi celebri Dracula, quello incarnato da Bela Lugosi e quello di Christopher Lee erano assai grezzi ed ingenui, a restituire la potenza ed anche la fedeltà al romanzo di Stoker fu nel 1992 Francis Ford Coppola che omaggia la fonte letteraria a partire dal titolo stesso (Bram Stoker’s Dracula, appunto) e, tra le suggestioni visive del viaggio nei Carpazi e dell’arrivo di Dracula nella Londra di fine Ottocento, ne accentua l’aspetto romantico raccontando l’amour fou del Vampiro per   Mina, reincarnazione della sua amata perduta.

Ma Dracula si differenzia dal Conte Orlok, ovvero Nosferatu, il Non Morto. Quando nel 1922 Friedrich Wilhelm Murnau diresse Nosferatu il Vampiro, considerato il suo capolavoro ed uno dei capisaldi del cinema horror e dell’espressionismo, dovette, per una questione di diritti d’autore, cambiargli titolo, nomi e luoghi. Londra diviene così la germanica Wisborg e il Conte Orlok una ripugnante e terrificante figura, scarna e dalle orecchie puntute, non il mutaforma che ne fece Coppola e nemmeno il signorotto ammantellato interpretato da Bela Lugosi. Immerso in un bianco e nero cupo come la notte arriva a bordo di una nave, ombra che si proietta minacciosa, portando con sé peste e morte. 

Proprio a quel Nosferatu si ispira Werner Herzog quando nel nel 1979 realizza  Nosferatu il Principe della Notte, con un inquietante Klaus Kinski, forse il film più bello sui Vampiri che sia mai stato girato. Il film di Herzog è il remake del film di Murnau (il suo Nosferatu torna a chiamarsi Dracula e la vicenda si porta a Wismar, sul Mar Baltico), ma caricato ulteriormente di suggestioni e simboli. Emergono la solitudine del Vampiro, la cui eternità è percepita come una dannazione - resistere attraverso il tempo senza il conforto della morte – e la potenza del Male che non può essere distrutto. Quando infatti Lucy (il nome suo e di Mina sono invertiti in questa versione) si offre al sacrificio perché il Vampiro si dimentichi del primo canto del gallo, in un raggelante finale un nuovo mostro prende il posto del Vampiro morto. Herzog realizza un capolavoro tutto da gustare ancora oggi (l’invasione dei topi per le strade di una Wismar sempre più deserta, folle e malata sono memorabili): fatevi un regalo e rivedetelo, o recuperatelo su Prime. 

Ed è nuovamente al capolavoro di Murnau che oggi Eggers si ispira, ma ne esce un lavoro assai diverso. Ossessionato dal film di Murnau, dal quale da ragazzo rimase come folgorato, Eggers realizza un film che da una parte omaggia esplicitamente l’espressionismo tedesco, con i tagli di luce, le inquadrature, i volti, in una ricerca esasperata, dall’altra produce la sua opera personale e volutamente provocatoria. Accantonata la visione romantica del Vampiro, qui lo riporta alla sua bestialità. Il Nosferatu di Eggers è un essere mostruoso e famelico da cui guardarsi e che ancor prima che del sangue si nutre della mente di Ellen Hutter. Fatta salva la parte del viaggio di Thomas Hutter, marito di Ellen, in Romania per affittar casa al Conte Orlok, viaggio che ripete le suggestioni dei precedenti film, dalle superstizioni zingare alla carrozza misteriosa che conduce al castello, il film di Eggers sprofonda in una nuova visione. L’ossessione morbosa che lega il Vampiro a Ellen è qualcosa di fisico per cui Ellen, cresciuta in una società repressiva, si sente sporca e macchiata, anche perché fu lei ad invocare il Vampiro (“Vieni da me” sussurra nel prologo, risvegliandolo), in un sogno o in un momento di debolezza e sconforto, perché questa passione bestiale le contorce di spasimi il corpo come un’epilettica o una posseduta, tanto da dover essere legata al letto, perché quest’attrazione è solo foriera di morte e rovina.

Eggers non rinuncia, anzi cerca, l’effetto pugno nello stomaco, e l’eccesso, forzando scene volutamente sgradevoli, come in The Northman che dai presupposti (Shakespeare unito ai Miti Germanici) faceva sperare in ben altri risultati. Willem Dafoe interpreta un molto sopra le righe antagonista del Conte Orlok, altro omaggio al Nosferatu di Murnau poiché Dafoe interpretò Max  Schreck, il magistrale protagonista del film di Murnau, nella pellicola di E. Elias Merhige L’Ombra del Vampiro, un immaginario dietro le scene durante la realizzazione di Nosferatu. Mostrificato come d’abitudine  Bill Skarsgård nel ruolo del Conte Orlok, completano il cast Nicholas Hoult e Lily-Rose Depp.    

Gabriella Aguzzi