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I sessant'anni di Godzilla

15/05/2014

Se Godzilla nasce il 3 novembre 1954 si può dire che Gojira nasce già nel 1945, con le bombe incendiarie scagliate su Tokyo e quelle atomiche che distrussero Hiroshima e Nagasaki.
“Gojira” (“gorillone”), nella versione internazionale e più conosciuta “Godzilla”, è figlio dell’estro creativo di Inoshiro Honda (nonché del produttore Tomoyuki Kanata, dello sceneggiatore Shigeru Kayama e del tecnico degli effetti speciali Eiji Tsubaraya), ma “la risposta giapponese a King Kong”, il lucertolone atomico, senza gli incubi della guerra difficilmente avrebbe avuto la sua portata drammatica e tanta presa sul pubblico locale. Infatti, il film di Honda, pur con le sue ingenuità sia narrative che effettistiche, è non solo molto bello, ma anche ricco di significati, dalla denuncia circa i rischi della radioattività all’elogio dei vecchi guerrieri e dell’Impero nipponico (non a caso, nella sua foga distruttrice, Godzilla spiana tutti i simboli della modernità, come la metropolitana e la sede della televisione, ma si ferma davanti al Palazzo Imperiale), e, nel suo catastrofismo orrorifico, non manca di scene toccanti, come quella della madre che dice al bimbo piangente “Fra poco raggiungeremo papà”.
Purtroppo il film ebbe un tale successo da scatenare decine di seguiti e remake, più o meno tutti da “stracult”.
Il primo “Il ritorno di Gojira” girato a tempo di record con la regia di Motoyoshi Oda e uscito all’inizio del ’55, vede il mostro (o il nostro eroe?) alle prese con mostri provenienti dalla Siberia, e nel ’56 l’americano Terry Morse prende la pellicola di Honda, la smonta, la taglia, inserisce delle scene con Raymond Burr, cambia il doppiaggio, ottiene un effetto comico eccezionale e assolutamente involontario, ed esporta in Occidente quello che viene subito ribattezzato, anche in Italia, come Godzilla, re dei mostri (anzi, fino a poco più di un decennio fa era questa la versione conosciuta all’estero come “il primo Godzilla”, facendo a tutti supporre che il povero Ishiro Honda fosse un autore di serie B, e ancora oggi l’originale non è mai stato doppiato o distribuito al di fuori del mercato home video).
Il terzo film, del ’62 e ancora per la regia di Honda, in originale suona come “King Kong contro Godzilla” e mostra uno scontro diretto tra le due creature rivali, con ovvia sconfitta dello scimmione americano (è alto almeno un terzo del gigante del mare, e il suo solo potere è la forza, mentre Godzilla lancia fiamme radioattive!): in Occidente s’intitola “Il trionfo di King Kong”, e il finale è stato cambiato in modo da far vincere King Kong!
Il capitolo 4, “Mosura contro Godzilla” (in italiano, tenetevi forti, s’intitola “Watang! Nel favoloso impero dei mostri”, vede per l’appunto Godzilla contro Mosura (nella versione internazionale Mothra), una specie di falena gigante, mostro femmina e buono. Dopo questo incontro Godzilla non sarà più lo stesso, nel senso che diverrà anche lui un buono e non un mostro da abbattere, come all’inizio della sua carriera. Tra parentesi, il primo vero Godzilla è inesorabilmente morto alla fine del primo film, nei vari seguiti è semplicemente una creatura identica; e infatti, con un senso del sequel ante litteram, la pellicola terminava con l’ammonimento “Ora il mostro è stato sconfitto, ma se non smetteremo con questi esperimenti atomici, chissà quante creature come questa potranno uscire dal mare?”

Da qui in poi (è il ’64) si perde il conto degli scontri ridicoli del lucertolone con mostri alieni variegati (Radon, Ghidorah, Meka-Gojira, un suo doppio costruito con intenzioni malvagie) e simili amenità: ha anche un figlio, Minira, il pubblico a cui si rivolge è sempre più infantile e i titoli suonano come “L’invasione degli astromostri” o “Godzilla contro i giganti”. Sembra che si sia raschiato il fondo e che dello spirito eversivo e tragico del primo Godzilla non sia rimasto più nulla: con “Distruggete Kong, la Terra è in pericolo” (titolo italiano coglione e truffaldino), del ’75, la serie può dirsi conclusa.
Ma nove anni dopo ecco di nuovo, semplicemente, “Gojira”, diretto da Koji Hashimoto:è il sequel diretto del primo, che non tiene conto di tutti gli apocrifi predecessori, voluto dai produttori per celebrare il trentesimo anniversario della nascita del mostro. Effetti speciali ovviamente più sofisticati, Tokyo ricostruita con precisione millimetrica (un’estasi per gli appassionati di modellismo). “Il ritorno di Godzilla” (che in America subirà degli interventi di montaggio, e dove ricomparirà, ovviamente invecchiato, Raymond Burr) è un tale successo ch si riscatena la Godzillamania. Ricominciano i sequel, ed ecco di nuovo il nostro Godzilla scontrarsi con King Gidora, con Mosura (e dai), con Meka-Gojira (e rieccoci), fino a Destroya, gigantesco crostaceo a sua volta radioattivo, che pare ucciderlo una volta per tutte. Ma tre anni dopo (è il ’98) Ronald Emmerich dirige la sua brava versione all american: gigantismo produttivo, passo lento e goffo, sembianze più da Jurassic Park che da Godzilla. “Del simpatico pupazzone post nucleare di Ishiro Honda – si legge saggiamente sul Mereghetti – è rimasto solo il nome”.
Segue a ruota un “Godzilla Millenium” e prosegue la moda di celebrare Godzilla ad ogni decennio con un nuovo film. Ecco, nel 2004, “Godzilla: Final Wars” di Riyhei Kitamura, confezionato appositamente per i cinquant’anni dalla nascita, in cui Godzilla va in viaggio per il mondo per cercare il suo nuovo nemico.
Ora che Godzilla compie 60 anni esce in sala il nuovo Kolossal. Stavolta a dirigere è l’inglese Gareth Edwards, il cast vanta star come Ken Watanabe, Juliette Binoche e Aaron Taylor-Johnson e Godzilla sparge terrore, ma si ritrova a stare dalla parte dell’Umanità perché deve salvarla da nuovi mostri alieni. Per adeguarsi ai tempi Godzilla si mostra, ovviamente, con tutti gli effetti del 3D e più gigantesco che mai.
Plumbeo e notturno quest'ultimo Godzilla è forse più tragico dei molti che lo hanno preceduto. Terrificante, con effetti speciali mirabolanti, ma noi rimpiangiamo il rettilone disorientato e incattivito che avanzava schiacciando i grattacieli, senza commuoversi davanti alle donzelle, risvegliato dal suo sonno preistorico dall’esplosione delle bombe, pronto a incenerire tutto e tutti senza alcuna ragione. Ma rimpiangiamo persino l’essere verdastro che, come un cartone animato, si picchia con altre strane creature dello spazio facendo strillare d’entusiasmo i bambini in sala. Gli hanno dato un figlio ma sia lui che noi sappiamo benissimo che è l’ultimo dei Mohicani, diverso tra i diversi, rabbiosa memoria vivente di tutti i soldati morti, ridicolo pupazzo animato destinato a ritornare negli abissi marini.

Elena Aguzzi