Il pianeta proibito

25/11/2021

Il pianeta proibito
di Fred M. Wilcox
con Walter Pidgeon, Anne Francis, Leslie Nielsen, Warren Stevens

Al di là dei limiti di rappresentazione e dei mezzi tecnici a suo tempo disponibili (e di una certa ingenuità, anch’essa fisiologica), inevitabili in un film di fantascienza del 1956, il Pianeta proibito vanta meriti che tuttora ne fanno, a suo modo, una pietra miliare della cinematografia di genere.
Siamo nel 2400 circa (anno più, anno meno) e l’umanità è lanciata all’esplorazione e colonizzazione del Cosmo, e l’astronave C-57-D – un vero e proprio disco volante – raggiunge il remoto pianeta Altair 4, alla ricerca dei coloni partiti dalla Terra vent’anni prima e di cui s’è persa notizia.
All’arrivo vengono accolti dalla diffidenza dell’unico superstite dell’equipaggio del Bellerofonte, il Dottor Morbius (Walter Pidgeon), che cerca di mettere in guardia il comandante John Adams (niente popò di meno che un giovanissimo Leslie Nielsen) dai pericoli del pianeta, che rifiuta le offerte di aiuto e si trova a dover accettare malvolentieri la loro presenza su Altair 4.
Morbius, pur mostrando le meraviglie tecnologiche che ha creato (tra cui il goffo ma potentissimo robot, Robbie), dà spiegazioni poco chiare sulla fine degli altri coloni, mentre la figlia Alta, nata sul pianeta e totalmente inesperta degli uomini, si trova oggetto dei desideri dei giovani membri dell’equipaggio di Adams, da lunghi mesi soli nello spazio.
Tra le schermaglie amorose e le perplessità del comandante, fenomeni inquietanti cominciano a manifestarsi, ed una presenza incombente e invisibile, la “forza planetaria” paventata dal Dottor Morbius come responsabile della strage dei suoi colleghi, prende di mira l’astronave e l’equipaggio, mietendo le prime vittime.
Messo alle strette dal comandante Adams, Morbius rivela poco alla volta il passato tragico del pianeta, dominato da una razza super-tecnologica, i Krell, che perseguendo il sogno di liberarsi dai vincoli e dai limiti del proprio corpo materiale, si sono estinti preda di forze oscure, la materializzazione dei propri incubi e delle proprie fantasie negative.
Al di là dell’epilogo, più o meno prevedibile (no spoiler), il Pianeta proibito è un film decisamente onesto, pur se ingenuo: concilia con naturalezza l’intreccio avventuroso (con risvolti romantici) alla tesi di fondo, sviluppata gradualmente e senza eccessi: in guardia dai “mostri dell’ID”, in guardia dal nostro stesso inconscio, dove si annidano forze potenti, e spesso negative, distruttive. I nostri sentimenti profondi, non a caso imprigionati e circoscritti a quella sfera invisibile (come la misteriosa “forza planetaria”, appunto), quando inconsapevolmente emergono e si materializzano, travolgono le nostre resistenze culturali ed etiche, seminando dolore e morte.

Erano gli anni della guerra fredda e del Maccartismo, anni in cui si fronteggiava un ‘nemico’, l’Unione Sovietica, esterno, altro e diverso da ‘noi’ (l’Occidente), ampiamente e platealmente oggettivo. Questo contesto storico, per quel che vale, suggerisce l’ipotesi che questo film voglia rivolgere l’attenzione al nemico “dentro” di noi: l’inconscio profondo, il che è ‘nobile’. Ma anche forse quelle correnti sotterranee di dissenso, di ‘anormalità’ che pure (scomodamente) già circolavano nella società americana.
Sintomatico di questo intento ‘didattico’ e non troppo nascosto, è quindi il personaggio del comandante Adams, molto diverso dal Dottor Morbius: il primo è, se non algido e distaccato (tantomeno dalla bella e fresca, giovane Alta – una fiammante Anne Francis), è comunque, più del Dottor Stevens - Warren Stevens, una sorta di Dottor Spock ante litteram – comunque un osservatore lucido e razionale, una sorta di coscienza vigile, testimone degli eventi. Il secondo, Morbius, è invece propriamente epico, passionale, pur riuscendo a non finire sopra le righe (del copione).

Quale che sia l’interpretazione ‘storica’ da darsi, è di per sé gran merito del film l’ambizione, se non la capacità, di trascendere il puro intreccio avventuroso (che pure rimane, e ben gestito) per suggerire e alludere ad una riflessione etica e culturale di ben altro spessore, con toni e modalità teatrali e quasi tragiche: spesso non a caso riferito alla “Tempesta” di Shakespeare, il Pianeta proibito ha proprio per questo ancora molto da dire, anche a distanza di quasi sessant’anni.

Davide Benedetto