La "rilettura" di Cime Tempestose

28/02/2026

A distanza di 15 anni dall'ultimo adattamento (diretto da una donna) del celeberrimo romanzo, Emerald Fennel dice la sua con una produzione che vuol essere "d'impatto". 
Partiamo dal virgolettato del titolo, che è già esemplificativo delle intenzioni drammaturgiche: non si tratta di un semplice adattamento del romanzo di E. Brontë, bensì di un manifesto-rilettura di Cime tempestose alla luce della nostra contemporaneità. Rimarrete delusi, infatti, se speravate in un adattamento che puntasse a ricalcare l'atmosfera del romanzo di Brontë. In questa pellicola sono assenti il senso della storia, intesa come epoca distante dalla nostra, il Romanticismo letterario e anche la leggenda d'amore gotica. C'è invece una rappresentazione vibrante di un tema: la passione e l'ossessione d'amore. "Cime tempestose" è dunque un pretesto per un viaggio nell'anima di due personaggi che, a distanza di quasi 180 anni, hanno ancora qualcosa da dire su un tema eterno. Da questo impianto concettuale si muove l'intera opera di Fennel che volutamente inserisce elementi di straniamento e di immedesimazione, orchestrandoli con andamento altalenante e con risultati che fanno discutere. Stranianti sono ad esempio alcuni elementi della scenografia e dei costumi, del tutto anacronistici per l'ambientazione: questo perché Fennel non riproduce ma evoca un grande affresco sensoriale ed emotivo, seguendo il gusto dei tableaux vivants che sembra spopolare oggi fra sceneggiatori e registi. Il linguaggio dell'immagine è sontuoso ma non pretenzioso, anzi, molto popolare. Il kitsch accompagna spesso la sontuosità, generando scivoloni di stile (si veda la caratterizzazione di Isabella, i gioielli di Catherine sposata o la seduzione di Isabella da parte di Heathcliff). I due protagonisti della pellicola, Robbie ed Elordi, si calano nei loro ruoli con risultati diversi: Elordi parte bene ma non riesce a cambiare il tono del personaggio dalla prima alla seconda parte dell'azione (pre e post matrimonio di Catherine) e le pose e sguardi "alla James Dean" da bello e dannato risultano poi stanche e usurate. Nota a parte merita l'interpretazione di Robbie: distante in quanto a fisicità ed estetica dall'immaginario collettivo del personaggio , soprendentemente vicina tuttavia alla sua anima. Lunatica, conturbante, crudele e meschina, viziata e viziosa, ma anche simpatica, genuina e teneramente infantile, Robbie dà voce - e di questo diamo atto- al personaggio, svelando in maniera inedita  l'oscuro magnetismo che Catherine esercita su Heathcliff: è donna della passione e del tormento, ma per Heathcliff lei è àncora nella tempesta, quella esterna e quella interiore. 
Sullo slancio di questa nota di merito recitativa duole non poter oltrepassare il 6/7 come voto, ma dobbiamo riconoscere necessariamente un ritmo troppo altalenante fra gli aspetti buoni e i pessimi. Su tutti:  l'infelice idea di valorizzare più il contesto che gli attori da parte della regia, scelta che ha decisamente tarpato le ali al protagonista maschile; la fatica palesemente riscontrata nel bilanciare due linguaggi in antitesi (da una parte il visionario, dall'altra il naturalistico) che sfocia in uno stile “a singhiozzo”; alcune scelte di riscrittura (l'eliminazione del fratello di Catherine e della bambina di Catherine) delle quali si indaga la necessità drammaturgica, soprattutto alla luce della gestione del tempo di azione/narrazione. Fra le intuizioni felici sono certamente da menzionare l'originalità del linguaggio visivo (scenografia e costumi) e la già citata caratterizzazione della protagonista. Infine è doveroso menzionare ciò che lascia più perplessi sulla caratterizzazione dei personaggi, ossia la totale assenza della sete di vendetta in Heathcliff, il quale si limita a qualche occhiataccia e piccola rivalsa, niente a che vedere con l'ira tremenda che l'Heathcliff del romanzo rovescia sulla generazione dei figli (Cathy, Hareton e Linton). Il film chiude infatti in modo inaspettato, ricordando i bei momenti del tempo che fu tra Heathcliff e Catherine…se solo la storia del romanzo fosse andata realmente così!
Voto : 6/7 

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Livia Cattoni