Milano Segreta: I misteri di Villa Simonetta

22/05/2025

“In distanza di quasi due miglia dalla città di Milano verso tramontana vedesi la celebre villa detta la Simonetta, per essere posseduta dalla nobilissima Casa Simonetta. Questa è di struttura antica mentre fu fabbricata verso la metà del decimo sesto secolo, e di quei tempi portava il vanto d'essere delle più famose d'Italia. Al presente ancora è riguardevol palazzo, e molto rinomato per tutta l'Europa, a cagione del suo prodigioso eco” (Marc'Antonio Dal Re)

Forse non tutti sanno che a Milano, a breve distanza dal Cimitero Monumentale, all’inizio di Via Stilicone, si nasconde un piccolo gioiello. Stiamo parlando di Villa Simonetta, dal 1973 sede della Scuola Civica di Musica Claudio Abbado e con una lunga storia da raccontare, a partire dal 1499 quando ancora si chiamava Villa Gualtera. Una storia che non solo racconta i molti rimaneggiamenti architettonici che si avvicendarono nel corso dei secoli, come il loggiato cinquecentesco ad opera del Giusti che la trasformò da “villa di delizia” in lussuoso palazzo di rappresentanza, donandole imponenza e l’aspetto che possiamo ammirare tuttora, ma anche molte ed inquietanti leggende.

Ad accoglierci infatti, proprio sotto il loggiato, è una scritta sul muro che recita: Eco che ripete in un momento tranquillo per ben 40 volte la voce ed un colpo di fucile per 75 volte. Quest’eco leggendaria, testimoniata anche da Stendhal, si udì finché con i bombardamenti che danneggiarono la villa ed i conseguenti restauri non andò perduta. Ma ancora un poco, se ci mettiamo sul fondo del cortile, qualcosa di quell’eco possiamo ancora ritrovare. Ma non solo per l’eco si favoleggiava di Villa Simonetta. A renderla misteriosa è la storia dei suoi fantasmi. C’è chi dice, forse suggestionato dagli accordi della Scuola di Musica, di aver ancora visto aggirarsi attorno alla villa il fantasma di Clelia Simonetta e dei suoi sventurati amanti.

Quando infatti Villa Gualtera (così chiamata per Gualtiero da Bascapè che la fece costruire), poi divenuta Villa Gonzaga perché i Gonzaga ne fecero la loro residenza a Milano, cambiando nuovamente di proprietà divenne infine Villa Simonetta, vi fu confinata la figlia Clelia, troppo libertina per essere accettata in città. In questo esilio dorato Clelia non fece che dare maggior sfogo ai propri incontri lussuriosi imbandendo dei veri e propri festini orgiastici finché 11 giovani che si recarono alla villa non fecero più ritorno e scomparvero misteriosamente. Qui le versioni della leggenda si diramano: c’è chi dice che restarono vittima di giochi amorosi troppo sfrenati, chi che fu Clelia, la “mantide” ad ucciderli gettando poi i cadaveri sul retro della villa, chi ancora che conducesse esperimenti sui cadaveri delle sue vittime e addirittura chi sostiene che Mary Shelley vi si ispirò per il suo Frankenstein. La versione più macabra e fantasiosa è che avesse cercato di costruire l’uomo perfetto assemblandone i corpi e fosse poi rimasta uccisa dalla sua stessa Creatura. Forse questa tragica vicenda, unita all'eco, destò nella fantasia il pensiero che i fantasmi si aggirassero invocando aiuto. Di fatto, per secoli si è mormorato che il fantasma di Clelia infestasse la villa. La cui storia ancora non finisce qui.

Nell’Ottocento fu infatti nuovamente teatro di feste orgiastiche quando divenne sede della Compagnia della Teppa. Una curiosità che non tutti conoscono è infatti che il termine teppista deriva proprio da quella Compagnia, nota per le sue burle macabre. In quegli anni Villa Simonetta fu denominata Villa dei Balabiott proprio per i festini che vi si tenevano. Finché i loro scherzi non finirono tra coltellate e sangue. 

Seguirono anni di decadenza. La Villa divenne dapprima ospedale per i malati di colera, fu successivamente adibita a fabbrica di candele, poi ad officina meccanica, quindi a caserma, a casa operaia, a falegnameria e infine ad osteria.  C’è da stupirsi che nessun regista – e penso soprattutto al Cinema horror – abbia mai pensato di realizzare un film su tanta storia mista a leggenda.

Ma torniamo ai giorni nostri. Come è possibile visitare un luogo così affascinante, tanto per il suo aspetto architettonico, così inatteso agli occhi di chi si incamminasse lungo quella zona di Milano, quanto per i misteri che racchiude? Se, infatti, ci inoltriamo nel suo giardino (purtroppo ridotto dall’inesorabile passaggio della ferrovia), possiamo ancora vedere il luogo da cui partiva un camminamento segreto che la collegava, si dice, al Castello e soprattutto ammirare gli antichi affreschi della piccola Cappella Gentilizia e dei soffitti che sovrastano lo scalone principale. 

Abbiamo detto, in apertura a questo nostro breve articolo, che da decenni ha ripreso nuova vita divenendo una delle sedi di una delle quattro Scuole Civiche di Milano (Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli e, appunto, Civica Scuola di Musica Claudio Abbado). La Scuola tiene Corsi di Musica Antica, Popolare, Classica, Jazz e Cori mentre l’ IRMus (Istituto di Ricerca Musicale) forma figure professionali in grado di coniugare creatività e nuove tecnologie. Ma non sono solo i suoi studenti a poter godere della sua bellezza ed atmosfera. Ogni anno, all’inizio dell’Estate, si rinnova una particolare magia e Villa Simonetta apre le sue porte: sono i Notturni in Villa.

Le serate si aprono con “UanTuUan”, un musicista per un solo spettatore nella Cappella Gentilizia, per proseguire poi alle 19.30 con il concerto sotto il portico e infine alle 21 con il Concerto Serale nel cortile dietro la villa, uno spazio meraviglioso solitamente nascosto agli occhi del visitatore. Quest'anno si terranno dal 30 giugno al 4 luglio. Perché non cogliere questa preziosa occasione? 

Gabriella Aguzzi