Don’t cry for me Argentina (Viaggio nel Mondiale 2026)

22/07/2026

Ben 14 anni fa gli avevamo dedicato questo articolo. E avevamo scritto “Non stiamo più parlando di calcio, ma di leggenda. C’è solo da chiedersi cosa compirà ancora questo piccolo extraterrestre capace ogni settimana di sorprenderci”
Ebbene, Lionel Messi, il piccolo extraterrestre come lo avevamo definito, non ha mai smesso di sorprenderci. Per altri 14 anni ha continuato a compiere imprese leggendarie, a macinare record su record tanto che elencarli tutti sarebbe impresa infinita, da capogiro. Possiamo solo, per sintesi, aggiungere altri 4 Palloni d’Oro, per un totale di 8, la Copa America del 2021 e del 2024 e finalmente, sempre con la  sua Albiceleste, la conquista della Coppa del Mondo nel 2022. Ma la sua carriera non è ancora finita: all’età di 39 anni disputa il suo sesto Mondiale, segna una tripletta subito alla partita d’esordio, poi ancora una doppietta, fa meraviglie e arriva in Finale, arrivando a quota 21 gol e 12 assist. Sarebbe stato il Miglior Marcatore di sempre, nonché il Capocannoniere del Mondiale 2026, se Kylian Mbappè non gli avesse portato via entrambi i record nella Finale per il terzo e quarto posto (che da anni viene disputata con lo spirito di un’amichevole), una partita che termina con una decina di gol e il Bronzo assegnato all’Inghilterra, lasciando la Francia a bocca asciutta ma con un ricco bottino per il sopracitato Mbappè. 
Una rimonta dopo l’altra, una lunga cavalcata vincente con finali da cardiopalma, l’Argentina era dunque in Finale, ma si è trovata davanti la muraglia della difesa spagnola che è riuscita a spegnere anche il genio calcistico di Messi. E salutarlo così, seduto in mezzo al campo, le lacrime trattenute, un poco si stringe il cuore. Perché non ci sarà un altro Mondiale per lui, che al Calcio ha dato tutto e ha scritto il suo nome nella Storia.

Ma se vogliamo analizzare con freddezza la sconfitta dell’Argentina, senza nulla togliere alla freddezza della Nazionale spagnola che è arrivata passo dopo passo alla vittoria col valore di un’intera squadra e non di una singola stella e che ha saputo frenare le magie argentine con un possesso palla da paura, non si trova una ragione per la scelta suicida di Scaloni di non mandare in campo l’altro grande dell’Albiceleste, Lautaro Martinez. Con il Capitano dell’Inter, fresco del 21°  Scudetto, l’Argentina aveva vinto ogni partita. Il giocatore che, in rapporto ai minuti giocati, ha creato più gol e pericolosità di tutto il Mondiale. Quello che, entrato in campo, ribaltava il risultato e dava la zampata vincente, o col gol o con un assist. Quello che, con la sua rete al 94°, aveva portato l’Argentina in Finale. Ma le decisioni scriteriate si pagano ed è stata la Spagna a sollevare meritatamente al cielo la Coppa.

E allora proseguiamo a ricordare i nomi che, a nostro giudizio, saranno da ricordare in questo Mondiale stelle e strisce, che si è portato dietro tutte le pacchianate americane, non ultimo lo spettacolo glamour nell’intervallo della Finale. Un Mondiale che sarà ricordato per nefandezze quali la telefonata di Trump per far disputare la partita allo squalificato Balogun, gli stressanti interventi del Var a rovinare partite altrimenti bellissime come Portogallo-Croazia, terminata con una scandalosa ingiustizia ai danni della Croazia (Modric: un altro grande che saluta il Mondiale per età, così come, al turno successivo, Cristiano Ronaldo), la novità dell’Hydration Break ad interrompere il gioco. Ma noi vogliamo ricordarlo per le bellezze di Jude Bellingham (che vogliamo eleggere quale Miglior Giocatore) e tutta la tifoseria inglese che cantava Hey Jude. E forse quell’Inghilterra che voleva vincere un Mondiale dopo 60 anni e ci credeva, che ad ogni passaggio di turno si radunava sotto la curva a cantare Wonderwall, forse quell’Inghilterra, con le goleade di Kane prima e di Bellingham dopo, meritava di più se in Semifinale non si fosse chiusa a difendere inutilmente l’1/0. 

Vogliamo ricordare questo Mondiale per il “Vichingo” Erling Haaland, simpaticissimo e fulmine di gol. Come la palla arrivava a lui era rete. Sempre sorridente, sempre di buon umore, sempre amico anche degli avversari. La sua Norvegia è stata la sorpresa e “rivelazione” del Mondiale. A lui è passato il tamburo per ritmare la “viking row” e anche la sua tifoseria sarà ricordata con simpatia.

Ma alla fine c’è un solo vincitore ed è la Spagna a vincere, dall’Europeo al Mondiale, un Trofeo dopo l’altro. Perché è una squadra giovane, giovanissima: Pau Cubarsì e Lamine Yamal sommati insieme non arrivano a 40 anni. Perché è una squadra, nel vero senso della parola. Perché è piena di promesse. E allora dimentichiamo le polemiche e le americanate e pensiamo al calcio bello, vero. Quello delle leggende, ancora scintillanti in campo, e quello dei giovani e del futuro. E in questo abbraccio tra Messi e Yamal vogliamo vedere quello che il Calcio ha ancora da dire, da intrattenerci, da meravigliarci.

Gabriella Aguzzi