1917

23/01/2020

di Sam Mendes
con: George Mackay, Dean-Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Claire Duburcq

Vi sono anni magici in cui in corsa agli Oscar si va a contare più di un capolavoro, in un vero scontro tra titani. Sono cose che fanno bene al cuore, perché ci dicono che il Cinema è vivo e sempre capace di stupire. 1917 il titolo di capolavoro se lo aggiudica pienamente e lo stupore che suscita con quell’unico piano sequenza di due ore – una corsa contro il tempo per consegnare un messaggio che eviterà un massacro – mozza il respiro. Un film da brivido che ci porta nel centro della guerra e, seguendo cinepresa sempre addosso ai due protagonisti come in tempo reale con un solo stacco di buio, è come se ci facesse camminare al loro fianco attraverso quella terra di nessuno lasciata bruciata dal conflitto, nelle trincee infestate da topi, e sentirne il respiro, la paura, l’ansia, l’angoscia, l’orrore, la volontà feroce di sopravvivere e portare a termine la missione da cui dipendono 1600 vite. Due soldati comuni, due eroi per caso: Blake è scelto perché tra gli uomini da salvare impedendo l’attacco vi è suo fratello, Schofield casualmente, perché il compagno li credeva chiamati ad una missione semplice ed è inizialmente riluttante. Ai loro e nostri occhi si aprono scenari di assoluta desolazione, cadaveri in decomposizione senza nome, ratti putridi e fango, rovine abbandonate, città distrutte, bestiame ucciso, aerei in fiamme, spari nel buio, incendi del cielo. Immerso in una luce plumbea e in colori lividi, intriso di sangue e sporcizia, visionario, vero ed insieme surreale, mostra senza abbellimenti l’insensata logica della guerra e più la corsa si avvicina alla sua fine più se ne sente l’affanno.
Nella confusione disperata di quell’ultimo tratto è impossibile non ricordare Gli Anni Spezzati, ma anche altri film sulla Grande Guerra, dove si segue sempre il cammino a due e i protagonisti non sono i grandi di cui parlerà la Storia (penso a Monicelli e a La Grande Illusione di Renoir). Mendes torna in prima linea e ce la racconta con una regia strepitosa che non è mai esercizio di stile, ma emozione pura. Assolutamente imperdibile.

Voto: 9

Gabriella Aguzzi