A Tor Bella Monaca non piove mai

01/12/2019

di Marco Bocci
con: Libero De Rienzo, Andrea Sartoretti, Antonia Liskova, Lorenza Guerrieri, Fulvia Lorenzetti, Giorgio Colangeli, Giordano De Piano, Federico Tocci, Gabriele Montesi

"Non c'è più cattivo di un buono quando diventa cattivo."
Bud Spencer


A Tor Bella Monaca non “piove” mai è il film d’esordio alla regia dell’attore Marco Bocci, durante la conferenza ha avuto modo di spiegare come il significato del titolo sia duplice: non fa solo l’occhiolino all’uso vernacolare del verbo piovere a Roma, messo appositamente fra virgolette nel cartellone (apici molto somiglianti a gocce di pioggia), a vagheggiare come nei quartieri disagiati sia impossibile trovare aiuto da parte delle forze dell’ordine nel momento del bisogno, ma anche per presentare questa periferia della capitale come un territorio inaridito dalla miseria e dall’emarginazione che tanto avrebbe bisogno di acqua, di linfa vitale, per rigenerarsi e rinascere; non a caso dall’inizio alla fine del film non ci sarà alcuna scena girata con condizioni metereologiche simili.
Bocci gira la trasposizione del suo primo libro omonimo uscito nel 2016 per i tipi della casa editrice De Agostini, presentando quindi al grande pubblico una prima volta dentro un’altra prima volta, debutto pieno d’energia e verità per via del fatto che trae spunto da vicende personali della propria famiglia. Il giovane attore che esordì a teatro nei primi anni del nuovo millennio non è originario del quartiere narrato, ma lo conosce bene per averci vissuto, gli piace definirlo non solo banalmente tramite i fattacci della cronaca nera cittadina (il tema della droga è intelligentemente solo accennato), bensì anche un incontro di “strade buone e luminose dove si respira vita e vitalità”.
La famiglia tradizionale in difficoltà – per alcuni versi rifacentesi a certa letteratura verista d’inizio ‘900 - al centro di questa storia è condensata nella vicenda dei due fratelli Mauro (Libero De Rienzo, detto “Picchio”) e Romolo (Andrea Sartoretti), i quali rappresentano impulsi contrapposti dello scrittore/regista e appunto le due facce della stessa medaglia che è Tor Bella Monaca, rispettivamente la “strada buona e luminosa” e le vicende di microcriminalità per cui la zona è famigerata. Ma la trama non può certo fermarsi qui, infatti interverranno evoluzioni espositive e colpi di scena a spostare completamente l’equilibrio della narrazione dei protagonisti che così smettono d’essere solo ruoli recitati, ma divengono carne viva, gente che soffre e si trova a dover fare delle scelte determinanti; dure, sbagliate, stupide o coraggiose che siano.
La drammaticità di fondo dell’opera sviscera i numerosi mali che affliggono i sobborghi romani, tanto somiglianti a quelli nazionali: urbanistica allo sfascio, lavoro in nero, truffe di qualsiasi tipo, buche delle lettere straripanti di conti da pagare, pirateria stradale che si riflettono nella rassegnazione sarcastica, nell’ansia insonne, nella rabbia desolata che è fissata poeticamente sullo schermo in vedute allargate degli squallidi palazzoni in cui la personalità umana è annichilita nella piccolezza fisica o che esplode in scatti d’aggressività verbale che di volta in volta s’impossessano dei vari personaggi.
Le due società di produzione cinematografica hanno partecipato al progetto non solo perché ovviamente lo ritengono valido, ma anche perché Altre Storie s.r.l. si è proposta già da qualche tempo di valorizzare nuovi talenti nazionali, puntando su opere prime come la presente, mentre Minerva Pictures Group sottolinea la necessità di proporre un cinema che scavi nel sociale, come già aveva fatto con pellicole del calibro di La-bas, altro esordio alla regia di Guido Lombardi, definito come il “Gomorra nero”, narrazione del massacro di stranieri compiuto dalla criminalità organizzata di Castelvolturno, o “Fortapàsc” di Marco Risi, biopic su Giancarlo Siani, giornalista assassinato dalla camorra nel 1985 e interpretato proprio da De Rienzo.
Il rapporto fra l’attore-regista e il cast è unanimemente definito ottimo, la lunga esperienza sul palco di Bocci lo rende permeabile alle esigenze e alle proposte degli artisti che più volte arrivano a definirlo un “puro”, donandoci uno scorcio anche sul suo carattere più intimo.
Dulcis in fundo, la colonna sonora è insolitamente ben curata, non solo nella scelta di pezzi appartenenti a generi musicali diversi e distanti, dalla classica alla tekno martellante, dall’italiana d’ispirazione sud-americana all’elettronica contemporanea d’avanguardia, dai grandi tormentoni nazional-popolari anni ’80 a Juliette Lewis in veste canterina, ma soprattutto perché vengono utilizzati in maniera versatile, come sottofondo d’accompagno o indicatore del piano emotivo della scena, come rumore assordante proveniente dall’appartamento del vicino o ascolto prescelto dal protagonista, insomma in modo alternativamente descrittivo, connotativo e narrativo. E ciò capita molto raramente.
In definitiva si tratta di una storia convincente che forse sarà capita e quindi apprezzata più a Roma, ma che sicuramente combatte gli stereotipi legati non solo alle periferie delle nostre metropoli, ma anche ai pregiudizi legati a esse e a chi spesso sfortunatamente è lì ghettizzato.

Voto: 7

Fabio Giagnoni