Babylon

17/01/2023

di Damien Chazelle
con: Brad Pitt, Margot Robbie, Diego Calva, Jean Smart, Jovan Adepo, Li Jun Li, P.J. Byrne, Lukas Haas, Olivia Hamilton, Tobey Maguire

Innumerevoli opere potenzialmente pregevoli sono state rovinate dall’elefantiasi delle ambizioni artistiche degli autori, non solo in ambito cinematografico.

Nel campo musicale, per offrire un esempio, un capolavoro di misura come “Pink Moon”, album meraviglioso di Nick Drake che non arriva alla mezz’ora di durata, avrebbe potuto rappresentare un modello da seguire per gli Hüsker Dü, che invece nel loro fluviale “Zen Arcade” si sbrodolarono con pezzi anche lunghissimi, facendo perdere vigore e intensità a un disco non eccellente quanto lo sarebbe diventato se sforbiciato a dovere.  

Chazelle commette lo stesso errore. Dopo un inizio e una prima parte fulminanti, con una centrifuga di atmosfere tra lo scanzonato, il visionario e il beffardo che potrebber far pensare a una sintesi sapiente di Lynch, Tarantino, Mel Brooks, Tinto Brass (!), Fellini e delle pellicole dei fratelli Coen, il suo “Babylon” comincia a sfilacciarsi. 

Peccato, perché la storia non è banale, e la recitazione di Brad Pitt, Margot Robbie e Diego Calva, interpreti dei personaggi principali, è convincente, anche se talvolta sopra le righe (tra le tante sequenze discutibili, lo sfogo finale dell’attricetta contro l’élite dei salotti hollywoodiani, anche se la scena può richiamare alla memoria un momento indimenticabile dello “Stand By Me” di Stephen King/Rob Reiner). 

Il regista tributa un omaggio sincero all’epoca del muto, alle difficoltà create dall’avvento del sonoro (significative le riprese estenuanti inflitte alla troupe all’interno di un teatro di posa), e al potere incantatore del cinema, con un tono ora elegiaco, ora enfatico. 

Meno interessanti, perché meno originali, gli altri temi affrontati, tra cui la brama di successo come rivalsa a una vita difficile, la fugacità della fama (transitoria, perché il pubblico è pronto a voltare le spalle a ciò che prima adorava), e la necessità di scendere a compromessi imposti dalla “macchina” hollywoodiana, con i suoi meccanismi che rendono gli attori marionette usa e getta. 

Di dubbio gusto, perché artificiosa, l’esibizione compiaciuta della dissoluzione legata all’ambiente del cinema narrato da Chazelle (le brevi scene orgiastiche paiono abbastanza gratuite), e soprattutto, nella seconda parte del film, un lungo episodio che conferisce inquietanti sfumature horror, del tutto fuori luogo nell’intreccio (non spiazza lo spettatore, lo fa innervosire). 

Troppo prolisso, insomma, “Babylon” da intrigante si trasforma, durante la visione, in un’opera estenuante. (Mezzo voto in più per la bravissima Margot Robbie che, per quasi tutto il film, truccata com’è ci ha ricordato la Olga Karlatos di “Zombie 2”)


Voto: 7

Andrea Salacone