Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte

25/08/2026

di Jane Schoenbrun
con: Hannah Einbinder, Gillian Anderson

Scritto e diretto da Jane Shoenbrune, con Hanna Einbindern, Gillian Anderson e Jack Haven, il film segue una regista queer, Kris, assunta per dirigere un nuovo capitolo del franchise slasher Camp Miasma, ossessionata dall’intento di ingaggiare l'attrice che interpretava l’ultima ragazza nell’opera originale.
L’idea è rendere la premessa transfobica più masticabile per il pubblico moderno, e di reinventare un genere ormai al capolinea.
Lo slasher, si sa, prevede o prevedeva un uomo armato che sterminava chiunque, tranne la final girl, normalmente vergine, libera dal peccato, destinata poi a diventare iconica. 
Ma nella pellicola della Shoenbrune il tema centrale, se non l’unico, è il sesso. Kris ha problemi con la propria sessualità (mai che sia nevrotica ossessiva o epilettica. C’è disagio e disagio), così come la protagonista prescelta, e l’arma dell’assassino diventa il simbolo fallico dal quale trarre appagamento, accettando l’idea che l’eccitazione generata dall’atto omicidiario sia considerabile del tutto lecita. 
Problemi con la sfera intima, quindi, perché solo di quella si parla, come in tutta la cinematografia simil-horror di stampo neo-femminista. 
Non devono sfiorarci quisquiglie come tumori, infarti, terremoti, pestilenze, fame nel mondo, conflitti bellici e morte, ma neppure psicologia, sociologia, geopolitica o romanticismo. 
Il vero tormento è il sesso, e diventa tale nell’istante in cui lo si eleva a vessillo di un movimento ideologico. 
Gillian Anderson recita in modo languido, sensuale, depresso. È la Gillian Anderson che vediamo da circa trent’anni, immutabile, sempre nello stesso ruolo, sempre queer, come immutabili, da tre decadi, sono i temi woke. Anche meno, anche basta. Ridateci Katherine Bigelow.  

Voto: 4

Carlo Baroni