Corro da te

28/04/2022

di Riccardo Milani
con: Pierfrancesco Favino, Giulia Calenda

Gianni è uno scapolo felice: una vita attiva e piena, un grande successo professionale, un continuo via vai di donne e mai nessun coinvolgimento. Insomma, il ritratto dello sciupafemmine: immaturo, cinico, inarrestabile, orgoglio e portabandiera degli amici del Circolo.
Prevedibilmente però non può durare così: quando per un caso fortuito, conosce nei panni di un paraplegico Alessia (vicina della madre appena scomparsa), decide di sfruttare la propria impostura per conquistare anche la giovane, per aggiungere un altro scalpo alla cintura. Dalla fresca Alessia all’affascinante sua sorella Chiara, che invece è paraplegica sul serio, il passo è breve e, ovviamente fatale per lo scapolo ormai infelice.


Ahimé, trattasi di bieco e pedissequo remake di un recente film francese (Tout le monde debout, 2018), non visto da chi scrive ma a occhio quasi sovrapponibile a questa pellicola. A parte il titolo (faticoso, ma diverso: onore al merito), i nomi dei protagonisti e l’ambientazione (Roma), non ci schioda di un millimetro dal plot originale – con l’eccezione forse di una vecchia nonna (di Alessia e Chiara) mordace e impertinente.
Pierfrancesco Favino, nei panni di Gianni, cinico e famelico imprenditore di successo, riesce gigioneggiando a più non posso a tenere a galla il film, coraggiosamente affiancato da Pietro Sermonti (Smetto quando voglio, tra l’altro) nei panni dell’amico andrologo che ascolta, malvolentieri e semiserio, i resoconti delle sue prodezze erotiche. Altro ‘pilastro’ del film è l’assistente di Gianni, Luciana (al secolo Vanessa Scalera, Imma Tataranni, tra molto altro): lo accudisce, lo stuzzica, lo sopporta, si licenzia (inutilmente). Quasi un cameo poi, le comparsate di Beniamino Placido (talis pater…) e Andrea Pennacchi. Torniamo alla trama…
L’azienda di Gianni produce scarpe e abbigliamento sportivo, lui è aggressivo, rampante, cinico e spietato con i subordinati, tanto quanto vanesio e farfallone con gli amici del Circolo. Terrorizzato dall’invecchiare, esorcizza la paura dell’età tra le lenzuola, in un tourbillon di effimere conquiste senza pace, ogni volta fingendosi altro e cambiandosi il nome.
Ma quando arriva (con la rumorosa Lamborghini) in ritardo al funerale della madre, viene quasi costretto dal fratello (tutt’altro stampo) a passare poi per suo conto nella vecchia casa, ora vuota, per riprendersi le proprie cose.
È lì, mentre indugia nei ricordi d’infanzia, che viene sorpreso da Alessia mentre gioca sulla sedia a rotelle della madre scomparsa: è un attimo, più che un colpo di fulmine, un colpo di testa.
Decide sul momento stesso di impalmare anche la ragazza (già pregustando l’ammirazione sguaiata degli amici del Circolo) e cerca di conquistarla fingendosi paraplegico.
Ne segue invito a casa dei genitori di lei, in campagna, dove fa la sua luminosa comparsa la sorella Chiara, agguerrita paraplegica, tennista e violinista di successo.
E da qui a scendere, la trama prende una strada prevedibile e pochissimo accidentata, ricalcando millimetricamente le orme del precedente francese, verso il mieloso lieto fine.
A parte gli ammiccamenti di Favino (peraltro ben noti), i bravi comprimari ed una discreta qualità complessiva, c’è poco di più in questo film: giusto qualche gag riuscita (la nonna di cui sopra, la coppia di ragazzi di borgata, le suore canterine sul pullman per Lourdes) e una bella scena acquatico-erotica (castigatissima), né passione credibile, né comicità esplosiva.

Voto: 6

Davide Benedetto