Digger

02/10/2026

di Alejandro Gonzales Ińárritu
con: Tom Cruise, Riz Ahmed, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg

Iñarritu è regista ambizioso e punta in alto se l’intento, neanche troppo recondito, è quello di realizzare una sorta di Dottor Stranamore. Punta in alto parlando di disastri ambientali e responsabilità sotto la veste feroce della satira, ma usa strade già battute nonostante lo sforzo di stupire e la satira sconfina nella farsa. E’ lui stesso il primo a dibattere su questa distinzione stilistica nel faticoso impianto a scatole cinesi di “spettacolo nello spettacolo e verità nello spettacolo”, ma seguita a proseguire la via del grottesco riducendo molti personaggi a macchietta, in primis il presidente folle interpretato da John Goodman che vaneggia identificandosi col male del mondo.
Tutto è teatrale e sopra le righe in Digger - dal pesante trucco sotto cui nasconde e invecchia Tom Cruise agli scenari dipinti su cui si alzano i sipari - spesso anche godibile, prezioso e divertente, spesso esagerato e irritante. Perché nel film di Iñarritu c’è davvero troppo, troppo stile, troppe cose da dire, troppi eccessi. Il meglio di sé lo aveva dato ai tempi degli esordi, nella collaborazione con Arriaga alla sceneggiatura. Che fosse un regista elaborato già era evidente, caduto poi nella trappola  di inseguire la propria genialità. 
Punta in alto e punta all’Oscar, almeno con Tom Cruise che fa di tutto per scrollarsi l’immagine di “attore d’azione bello anche a 60 anni” per mostrarsi attore. E nei panni dell’ultramiliardario Digger  che  scava imperterrito nella calotta glaciale fino a portare il mondo al disastro l’interpretazione è magistrale. Le scenografie sono affascinanti, la tecnica impeccabile. Eppure la sensazione è quella di un film pretenzioso, aggettivo che non piace al regista benché faccia di tutto per conquistarselo.
Siamo anche in crisi nel dare il consueto voto, poiché 6 è il voto della mediocrità e Digger, al pari del suo protagonista, è tutto fuorché mediocre. Ma è anche il giusto mezzo tra trovate pregevoli ed infinite perplessità lasciate da un film altamente sbilanciato. 

Voto: 6,5

Gabriella Aguzzi