El Paražso

06/06/2024

di Enrico Maria Artale
con: Edoardo Pesce, Margarita Rosa De Francisco, Maria Del Rosario, Barreto Escobar, Gabriel Montesi

L’inferno è uno stato di festa perenne

Salvador Dalì

El paraíso è un motoscafo che non si allontana mai troppo dalla costa, El paraíso è un paesino d'origine perso in un passato sotterrato. El paraíso è una tragedia agrodolce che varca le porte dell'inferno. La lingua del pittore surrealista che descrive molto bene con l'aforisma introduttivo qui sopra la vita quotidiana di madre e figlio protagonisti di questa storia triste non è scelta a caso, infatti molti dei personaggi sono colombiani o parlano spagnolo. La madre di Julio è giovanile, sempre truccata e ben agghindata, attraente, ma intrattiene un rapporto morboso col figlio, è sboccata (chiama lo stesso frutto del suo grembo hijo de puta), le capita di mettersi sotto la doccia vestita, spaccia coca, si droga, diventa paranoica, brandisce una pistola e tiene in mano gli affari e le chiavi di casa, anche quelle della stanza del quarantenne da lei dipendente, ma al contempo quando lei ha un incubo va a dormire nel letto di Julio, ci balla insieme per locali e duettano, lei al microfono e lui alla chitarra. È un amore troppo profondo per finire bene.

Il film è già stato presentato l'altr'anno all'ottantesima biennale di Venezia e ha vinto il Premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile a Margarita Rosa de Francisco che interpreta appunto la mamma, il Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura a Enrico Maria Artale che è anche il regista e il Premio Arca Cinema Giovani al miglior film italiano, uscirà nelle sale il 6 giugno.

La figura dell'amico di famiglia ricorda un Ninetto Davoli nient'affatto ingenuo, il cui stupore più grande è una persona soddisfatta dalla passione per la lettura. In questa insolita situazione familiare, instabile e travagliata, fa capolino Ines, giovane e sensuale colombiana con la mansione di mulo per la madre che di lei non si fida e ne è forse gelosa, s'instaura così uno strano triangolo scaleno in cui il sensibile e introverso Julio verrà di volta in volta cercato e respinto sia dalla madre che da Ines, alla fine al figlio viene rinfacciata la sua dipendenza dalla sottana materna con toni definitivi (“Era meglio se abortivo”), così lui in un atto di ribellione le tirerà sul seno una dose di cocaina, il veleno che li tiene uniti, e scapperà da quella casa di Fiumicino, in piena crisi proiettiva farà indossare i vestiti materni a una delle prostitute con cui è solito andare e poi la porterà con sé nella sua terra natale in Sud America a causa sia del suo amore filiale, sia di quello immaturo che prova per la giovane colombiana che invece era giunta in Italia principalmente per denaro. Lì questo quarantenne disperato finirà per ballare con la mamma per l'ultima volta. Il messaggio d'addio della signora a lui dedicato commuove: “Spero non ci sia un altro mondo dopo la morte perché mi mancheresti troppo”.

El paraíso ci mostra i paradisi artificiali delle dipendenze ma anche quelli oltreoceano aperti forse a una possibile liberAzione.

Voto: 7

Fabio Giagnoni