Finale: Allegro

18/04/2026

di Emanuela Piovano
con:  Barbara Bouchet, Anna Bonasso, Luigi Diberti, Nutsa Khubulava, Luca Chikovani

Ci sono film che sanno usare la delicatezza, il tocco gentile, perfino il sorriso nel trattare temi difficili e controversi, come, in questo caso, il tema del diritto al suicidio.  La regista Emanuela Piovano ne esce con classe e senza retorica, come la sua protagonista, Karina, pianista di successo che non vuole che la vecchiaia decida per lei e ha scelto come porre fine alla propria vita, anche se gli eventi imprevisti sono sempre dietro l’angolo. C’è ancora di più nel film: il diritto di amare chi si vuole, il diritto di scegliere, sempre. Karina ha lottato per tutto questo e ama ancora Elena, che ha scelto la via del matrimonio, ma anche adesso che l’età avanza si sentono libere di amarsi e dichiararlo, Elena è estrosa e vitale, ma le è stata diagnosticata la demenza e Karina non vuole vivere senza di lei. La Piovano si muove abile in questa cristalleria ed evita tutte le facili trappole della retorica, non confeziona un film deprimente come a sentirlo raccontare si potrebbe credere ma ci dice con un ossimoro, come nel titolo che cita la composizione musicale di Hyacinthe Jadin che Karina ha già scelto per il proprio funerale, che anche il Finale può essere allegro. 
Torinese doc, filma con affetto la propria città e vi si muove in punta di piedi con precisione realistica pur concedendosi sprazzi di sogno e inattesi colpi di scena (si veda l’inseguimento della moto che sembra voler far precipitare la vicenda nel dramma, per poi mantenersi sempre in equilibrio sul fragile filo che ha tracciato). 
Ottima anche la scelta delle musiche dai brani classici a canzoni italiane abilmente inserite nel giusto contesto, come Dentro la tasca di un qualunque mattino di Gianmaria Testa, ascoltata in un momento felice e che fa ritorno in un altro di diffusa malinconia.
Per dare il volto a Karina ha scelto una splendida e intensa Barbara Bouchet, premiata al Bif&st per la sua interpretazione. “Dopo 120 film finalmente ho ricevuto anch’io un Premio, per me è come un Oscar” scherza la Bouchet all’anteprima milanese del film al Cinema Anteo, presenti molte personalità dello spettacolo oltre alla regista, ai due giovani interpreti georgiani Nutsa Khubulava e Luca Chikovani e a Margherita Giacobino, autrice del libro “L’età ridicola” da cui il film è liberamente tratto. Sempre bellissima a dispetto dell’età, Barbara Bouchet aggiunge “Nella sceneggiatura era chiamata solamente La Vecchia, allora le abbiamo dato il nome di Karina”. Un omaggio alla sorella della Bouchet. 

Voto: 8

Gabriella Aguzzi