Gemini Man

10/10/2019

di Ang Lee
con: Will Smith, Clive Owen, Mary Elizabeth Winstead, Benedict Wong, Linda Emond, Douglas Hodge, Ralph Brown, Bj÷rn Freiberg

Mai giudicare un libro dalla copertina.

L’adagio qui sopra è particolarmente azzeccato per Gemini man, potrebbe essere riadattato così: “Mai giudicare un film dalla locandina (o dal titolo!)”, per la quale nel caso del film in questione i grafici non devono aver fatto chissà quale sforzo creativo.
L’ultima fatica di Ang Lee, già due volte vincitore dell’Oscar, è girata in 3D+ high frame rate, la nuova generazione di esperienza cinematografica totalizzante comprensiva di occhiali all’ingresso della sala, la differenza col 3D classico non solo si nota, ma è stupefacente: se prima solo alcune immagini attraverso le lenti assumevano rilievo, ora è come essere immersi nello schermo, essere là, la visuale è totalmente tridimensionale e il maestro taiwanese tiene a rimarcarne le potenzialità regalandoci scene impressionanti quali la ripresa grandangolare di un treno superveloce in corsa, l’affondamento di corpi sottacqua, i riflessi di personaggi in movimento sulle cromature di un’auto d’epoca e le scene di combattimento, in particolar modo le sparatorie realistiche in maniera superlativa e quello scontro uomo-moto da cross che personalmente non avevo ancora mai visto. Il rovescio della medaglia (c’è sempre) è notare come appaia sfocato il film senza appositi occhialetti e dover aspettare 20 minuti a causa di problemi tecnici che hanno ritardato la visione dell’anteprima in sala, d’altronde scusabili se si considera la novità intrinseca di questa tecnologia.
L’azione si svolge in quattro posti diversi su due continenti, Georgia e Cartagena in America, Budapest e Liegi in Europa. Preoccupante soprattutto l’ultima scelta del Belgio per l’assassinio iniziale, a metà strada tra Francia e Germania, i due contraenti del patto di Aquisgrana tanto inviso alla potenza americana…e siamo perfettamente coscienti di come nei film d’azione stellestrisce i nemici siano sempre identificati con gli stati canaglia. La scena non stupisce solo per questi rilievi (fanta)politici, ma anche per l’evidente “americanata” di un cecchino che uccide il suo obiettivo su un treno alla velocità di 238 km/h da una distanza di 2 km. Purtroppo non è l’unica esagerazione, tipiche dei film di questo genere: i due protagonisti affrontano un intero squadrone di soldati d’elite bardati e armati fino ai denti riuscendo a sterminarne anche sei contemporaneamente e facendoli fuori tutti, all’ennesimo clone viene scaricato in petto un intero caricatore di lanciagranate mentre egli continua ad avanzare come niente fosse e quando finalmente si accascia il casco che gli viene tolto non è neanche rovente, in generale molte altre sparatorie, come quella col vulcan, sono sopra le righe, ma dubito un certo tipo di pubblico riuscirà mai a farne a meno. E il noto produttore Jerry Bruckheimer questo lo sa perfettamente, già master mind dietro le quinte di blockbuster quali American Gigolo, Flashdance, Top Gun, Beverly Hills Cop, Bad Boys (in cui già collaborò con Will Smith) nonché Pirati dei Caraibi, egli conosce bene i suoi polli, come si suol dire, e plasma i gusti del pubblico ancor prima che esso li conosca.
Un tormentato Smith sale e pepe si sdoppia, tornando a farci vedere il volto del principe di Bel-Air grazie al digitale avanzato, duplicando perfino l’accento e fornendoci una prova attoriale di prima qualità, come d’altronde ci ha abituato; suo antagonista è Clive Owen, il quale si mostra nelle vesti di cattivo hi-(bio)tech, sorta di contraltare del protagonista di Children of men, altro film dal gusto distopico di qualche anno fa.
“In altri lavori puoi anche perdere un colpo, in questo no”, attraverso le parole del sicario della DIA sembra si esprima lo stesso Lee, ciò che possiamo rispondergli è che, nonostante le pecche, anche questa volta la missione è compiuta.

Voto: 6,5

Fabio Giagnoni