Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

30/09/2026

di David Ayer
con: Brad Pitt, J.K. Simmons, Anna Lambe

L’ex militare delle Forte Speciali James Belmont si è ritirato in Alaska insieme al fido pastore tedesco Odino, con cui ha diviso estenuanti missioni armate. Entrambi soffrono di disturbi post traumatici da stress e ognuno può contare ciecamente solo sull’altro. 
Un giorno, durante un giro in aeroplano, James viene colto da un infarto. Sia lui che Odino riescono a scampare all’incidente aereo che ne consegue ma si ritrovano nelle lande più selvagge dell’Alaska, in un punto lontano decine e decine di chilometri dalla civiltà. Per i due amici comincia una dura lotta per la sopravvivenza.
David Ayer e Brad Pitt tornano a condividere un set dopo il bel Fury del 2014. Anche stavolta la loro è una storia di soldati, ma stavolta i fucili sono riposti, i proiettili finiti e gli elmetti appesi al chiodo: anziché le efferatezze della guerra si guarda a ciò che può succedere quando chi ne è stato protagonista si guadagna il diritto di ricominciare. Belmont e Odino, però, sono attesi da una nuova, tremenda sfida: non più le barbarie di cui si macchia l’uomo, ma l’implacabilità della natura selvaggia. Negli ultimi anni la ramificazione dei survival movie ha visto implementare notevolmente il numero di titoli che la compone; Heart of the Beast si rifà poi al sotto-sottogenere che vede il protagonista di turno doversela vedere non con squali o alieni ma con un ambiente decisamente incontaminato e inospitale. Come spesso accade in questi casi, l’attore protagonista regge sulle spalle tutto il film grazie a una prova fatta di sofferenze assortite, e in tal contesto il One Brad Show è servito: il buon Pitt non aveva certo bisogno di dimostrare a chicchessia il suo talento, ma la prova che fornisce è una delle più convincenti tra le tante sfoggiate in carriera.
Tuttalpiù, è Ayer che sembra non voler calcare troppo la mano sul corpo del divo, che in quanto a difficoltà di ogni genere non arriva certo a quelle affrontate dal redivivo DiCaprio (per nominare quello più famoso in tal contesto). La scelta di non alzare l’asticella in tale ambito può esser dovuta al fatto che, sotto la scorza da film d’avventura, Heart of the Beast vuol essere anche, e in primis, un film sull’amicizia: Belmont e Odino si affidano al loro strettissimo rapporto per superare ogni peripezia, uno ha bisogno dell’altro e non esiste alcuno straniero che possa intromettersi tra di loro; la presenza nel cast di J.K. Simmons sembra avere, come unica ragion d’essere, quella di evidenziare l’esclusività del legame tra i due veterani di guerra. 
È difficile prevedere se l’undicesimo lungometraggio diretto da Ayer avrà la forza per diventare un grande classico dei survival movie e/o di un altro sottogenere, quello famigerato dei  “film coi cani”. Tra le certezze, intanto, annoveriamo il finale straziante, degna conclusione di un’ultima parte di film in cui si calca davvero la mano in quanto a sofferenze fisiche e morali. Curiosamente, e forse non a caso, è proprio quella la parte migliore di Heart of the Beast. 

 

Voto: 7

Matteo Tommasi