Il Giorno Sbagliato

22/09/2020

di Derrick Borte
con: Russel Crowe, Caren Pistorius

Il sottotitolo potrebbe (facilmente) essere “Non suonate quel clacson”: perché tutto comincia così, in una normale giornata di ordinaria follia (e in effetti “Un giorno di ordinaria follia”, del 1993, con Michael Douglas, è visibilmente fonte di ‘ispirazione’), un giorno qualunque nella vita di Rachel (Caren Pistorius), divorzianda con figlio e fratello a carico, un lavoro precario da parrucchiera, perennemente a corto di soldi e tempo, tutto di corsa, in una lotta continua con il mondo. Fino al momento in cui un banale episodio di malacreanza stradale la porta ad incrociare, in assoluta casualità, la strada di Tom (Russel Crowe): una vita disastrata, un fascio vibrante di frustrazioni che virano nella lucida follia, in una logica punitiva che alimenta una violenza senza più argini.
 
Il giorno sbagliato è un road-thriller (urbano: si svolge tutto nei sobborghi di New Orleans) iper-adrenalinico, una vera e propria battuta di caccia, lucida e spietata, in cui Tom si accanisce, tra una ‘sorsata’ e l’altra di pillole e psicofarmaci, a spingere nell’angolo Rachel, facendole il vuoto attorno, minacciando e attaccando ferocemente i suoi affetti, e spazzando via ogni ostacolo fra lei e la “punizione” esemplare che ha promesso a Rachel per quel colpo di clacson troppo aggressivo.

Con un plot molto semplice, giocato sul tormentone delle telefonate angoscianti di Tom a Rachel (cui ha rubato il telefono: quindi i contatti, gli appuntamenti, tutti i riferimenti …), Il giorno sbagliato fa leva da un lato sulla totale (e angosciante) casualità del destino che porta Rachel a quel “giorno sbagliato”. Dall’altro gioca molto sull’insistenza maniacale con cui Tom cerca di plagiare la sua vittima, di convincerla della sua colpevolezza e della “necessità” di una punizione, cercando di sedurla dimostrandole come le “colpe” di lei (ma quali?) debbano ferocemente ricadere sui suoi affetti.

Lasciando da parte le riserve di gusto personale sul genere cui di diritto appartiene Il giorno sbagliato, tutto giocato sulla proiezione ‘automobilistica’ delle nevrosi e delle frustrazioni personali, collettive o ultraterrene (possiamo citare anche tra i ‘padri fondatori’ del road-thriller “Duel”, 1971, Steven Spielberg e il molto più recente – e meno noto – “Desconocido”, 2015, Dani Della Torre), fino all’esplosione della violenza (più o meno splatter), il film ha comunque i suoi limiti.

Indubbiamente ben confezionato, con un ritmo incalzante, implacabile, segnato da dialoghi serrati ed efficaci, Il giorno sbagliato non riesce però  convincere fino in fondo, nonostante le buone interpretazioni della Pistorius e di Crowe. Entrambi i personaggi hanno infatti una caratterizzazione troppo quadrata, senza smagliature o contraddizioni, finendo per risultare un po’ stereotipe e poco verosimili e rendendo proprio per questo il film piuttosto prevedibile.
 Tutta quell’adrenalina – inseguimenti, catastrofici incidenti stradali con corollario di morti violente e brutali – finisce per non trovare né immedesimazione - perché i personaggi sono troppo stereotipati per essere credibili e ‘immedesimabili’ - né reale catarsi - perché la vicenda è troppo prevedibile, e non c’è “rischio” di imprevisti nel finale, quindi non siamo realmente avvinti, ma solo sovreccitati (a rischio insonnia), da questo catalogo di quasi-colpi di scena e violenze gratuite.

Alla fin fine (e fino alla fine), Il giorno sbagliato, il cui titolo originale, Unhinged, più prosaicamente equivale a ‘scardinato’, fuori dai gangheri (a Roma diremmo più espressivamente “sbroccato”), non va oltre un esercizio ‘tecnico’ di ottimo livello, ma francamente già visto, quasi un remake più ricco (di budget …) di storie al tempo loro sorprendenti o sconvolgenti, che si limita a rideclinare senza troppa originalità.

Voto: 6,5

Davide Benedetto