Il mondo dietro di te

21/12/2023

di Sam Esmail
con: Julia Roberts, Mahershala Ali, Ethan Hawke, Myha'la Herrold, Farrah Mackenzie

Metti un weekend in fuga dalla città, per due giorni di relax in una bella villa immersa nel bosco, presa in affitto in quattro e quattr’otto sul web. Metti che ti lasci alle spalle la frenesia della folla, lo stress del lavoro, la tensione accumulata. Posto magnifico, piscina con vista sui ‘bambi’ che s’affacciano curiosi oltre la tua siepe, i figli finalmente non litigano più, e c’è persino spazio per un po’ di ritrovata intimità. 

Peccato che non ci sia campo, il cellulare non prende più, nessun cellulare. Poi è la volta della televisione, non c’è segnale, la figlia piccola se la sogna, la sua ultima puntata di Friends. Ma la casa è bella, il tempo splendido, il villaggio poco lontano, si fa la spesa che è una meraviglia. Poi scende la notte. E bussano alla porta.

Vai ad aprire, e di fuori c’è una coppia di sconosciuti, lui ti dice che sono i padroni di casa, di quella casa, hanno avuto un problema al rientro in città, un imprevisto che li costringe a chiederti di poter dormire lì, affitto o non affitto, magari anche nel seminterrato, magari ti ridanno metà del prezzo.

Il mondo dietro di te comincia così, apparentemente innocuo, apparentemente senza tempo, come a volte sono certe vacanze. Ma le cose accadono, una dopo l’altra, l’isolamento cresce, l’angoscia piano piano prende forma, quella di un branco di cervi troppo aggressivi, quella , di mezze bugie e mezze verità e di un silenzio troppo lungo. 

Un silenzio in cui anche una cosa banale come la puntura di una zecca può trasformarsi in una minaccia mortale. E scopri che le cose - là fuori, ma non così lontano, giusto dall’altra parte della baia (e nel resto del mondo) - stanno andando molto ma molto peggio di come pensavi, solo che eri lì, sconnesso, senza una rete (informatica e sociale) a supportarti, a proteggerti.

È un film catastrofico, questo Mondo dietro di te, a tratti surreale e quasi subito inquietante, in cui in fondo è il realismo quasi quieto, ma letale, con cui gli eventi e i personaggi si muovono, a trascinarti dentro un ingranaggio apparentemente lento e graduale, una cosa tipo ‘la quiete prima della tempesta’. Una narrazione in cui i segnali arrivano uno ad uno, inspiegabili, senza clamore, ma in un crescendo gelido: senza urla (o quasi), senza effetti clamorosi, senza però neppure una spiegazione o un perché.

La regia di Sam Esmail (Mockinbord – In diretta dall’inferno e la serie Mr Robot) non indugia e non indulge, sceglie volutamente la freddezza, a tratti asettica, per seguire le vicende di questi non-sopravvissuti, tanto da ricordare nello stile sia il recente Don’t look up (sempre parlando di catastrofi) che un vecchio film, Picnic ad Hanging Rock (per l’approccio all’incognito, all’irrazionale).

Protagonisti tutti molto bravi, compresa Julia Roberts alle prese con un ruolo e un copione un po’ fuori dai suoi standard, brava anche a lasciar spazio alle altre interpretazioni.

Da vedere, e poi meditare sulle nostre fragilità(e presunzione).

Voto: 8

Davide Benedetto