Joker

01/10/2019

di Todd Phillips
con: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Marc Maron

Un film sulla nascita del Joker?  Sì, perché il film racconta come Arthur Fleck si trasformi nel Joker, il criminale folle antagonista di Batman, non solo ma come i due siano legati, uno respinto dalla figura paterna di Thomas Wayne, l’altro privatone nella notte di sanguinaria follia collettiva inconsapevolmente scatenata dallo stesso Joker, una notte che vede la nascita di Joker e causa insieme quella di Batman.
Eppure no, definirlo un prequel sarebbe un errore oltre che sminuire un’opera che è assai più di questo. Innanzi tutto non è un comic movie e del fumetto non ha nulla. La Gotham City che vediamo è una metropoli sporca e reale, che racchiude solitudini e disperazioni, una New York mascherata sotto altro nome, invasa da ratti e immondizia. Il Joker di Todd Phillips è un uomo solo e malato, a cui la madre ha insegnato a guardare il mondo con il sorriso, che è stato chiamato Happy ma che non ha mai conosciuto un solo giorno di felicità. Un clown deriso che reagisce alle emozioni con una risata incontrollabile, guardato col disprezzo e il sospetto che la società riserva ai diversi. Per cui comprensione, gentilezza e affetto esistono solo in una realtà immaginaria, mentre la realtà vera è il rientro solitario verso una casa dove la compagnia è data da un televisore che trasmette comicità. E alla fine, tra le ripetute offese e i rifiuti del mondo intorno, il sorriso se lo dipinge in volto e la risata diventa un ghigno. Nel trasformare la tragedia della propria vita in commedia Arthur Fleck risponde a quel mondo che lo ha escluso non con un sorriso impossibile ma con una folle risata. La barzelletta della morte.
Un monumentale Joaquin Phoenix è al centro del film, il suo Joker è da brivido, la sua graduale trasformazione in mostro è espressa in tutta la sofferenza di un corpo e un’anima piegati e contorti. La regia l’accompagna in un crescendo tragico con sequenze memorabili fino a culminare nella grottesca danza. E se il film omaggia palesemente Scorsese (Arthur è un Travis Bickle che soffre la stessa emarginazione, che prende appunti su un diario allo stesso modo e che esplode nella stessa violenza e la presenza di De Niro non è casuale, qui star della TV in un ruolo ribaltato a quello interpretato in Re per una notte) Phillips ne eredita il polso. Con omaggi anche a Chaplin, dalla sequenza di Tempi Moderni nella sala cinematografica alla canzone Smile, quel sorriso che Arthur non sa trovare se non in una follia catartica.

Voto: 8

Gabriella Aguzzi