Killers of the Flower Moon

21/10/2023

di Martin Scorsese
con: Leonardo DiCaprio, Robert De Niro, áLily Gladstone,áJesse Plemons,áBrendan Fraser

Siamo in Oklahoma negli Anni Venti e sulle terre credute senza valore date ai Nativi viene all’improvviso scoperto il petrolio. Inizia così il lento e spietato sterminio delle famiglie Osage per entrare in possesso delle loro concessioni, una serie di morti misteriose e delitti impuniti sui quali le autorità chiudono un occhio e neppure iniziano ad indagare. Su tutti regna King Hale, un De Niro luciferino più che mai, spietato nei fini e nei mezzi, che tutto comanda e tutto ottiene togliendo di mezzo le pedine che ingombrano il suo cammino, mentre l’ottuso nipote Ernest Buckart – un Leonardo Di Caprio in stato di grazia - è un burattino nelle sue mani e se si sposa per amore ancor più ama il denaro, tanto da favorire lo zio nella sua avida corsa.

Martin Scorsese dipinge l’affresco di un’America spietata, dove la prevaricazione di un popolo su un altro non conosce freni, e gente inerme viene calpestata in nome dell’avidità. Dove le azioni più atroci sono considerate legittime perché inferte contro una popolazione “inferiore” e liquidate come affari. Un canto funebre e una corsa al potere che non si discosta dalle regole e i mezzi della mafia così spesso raccontata da Scorsese nella sua grandiosa cinematografia. 

Al centro la coppia diabolica De Niro-Di Caprio, attori amatissimi dal suo Cinema. Se lo zio Hale è un malvagio a tutto tondo, ammantato di finto paternalismo, lucido e feroce nel perseguire i suoi piani, il nipote Ernest è una figura assai più controversa e complessa. Difficile individuare il confine di quanto sia ingenuo e quanto a suo modo corrotto dall’avidità, quanto sia sincero l’amore che proclama per la moglie alla quale perpetra le azioni più atroci e quanto sia falso persino con se stesso, quanto sia uno strumento nelle mani dello spietato zio del quale brama approvazione e consenso e quanto venale nella sua ignoranza. De Niro a sprazzi ricorda Al Capone, Di Caprio fa rabbrividire per bravura. Tra loro l’ingenuità delicata della nativa Lily Gladstone, la moglie Molly,  commuove con la sua pacata dolcezza.

Scorsese ha sempre la mano infallibile nei movimenti di macchina, girandole caleidoscopiche, con l’impeccabile montaggio di Thelma Schoonmaker che lo affianca da sempre e le sonorità musicali del compianto Robbie Robertson alla cui memoria il film è dedicato. L’epilogo, anziché essere didascalico, affidato alla trasmissione radiofonica, chiude in bellezza sia narrativamente che esteticamente. Ma allo stesso tempo ci ha abituato, nel corso del suo Cinema, a lunghi respiri e ritmi dilatati e qui segue la sua linea ma i 206 minuti che si prende per raccontare la storia sono francamente eccessivi. Anche perché la trama si ripete senza evolversi e non si avverte lo scorrere e il mutare del tempo, tratto che dona epicità ai film di lunga durata, come, per fare un esempio, The Irishman. Soprattutto nella parte processuale un ritmo più serrato avrebbe giovato e maggiormente conseguito l’effetto drammatico. Ma nessuno è perfetto.    

Voto: 7,5

Gabriella Aguzzi