L'Uomo del Labirinto

05/11/2019

di Donato Carrisi
con: Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellé, Vinicio Marchioni, Caterina Shulha, Orlando Cinque, Filippo Dini, Sergio Grossini

Sono un grande estimatore, al limite del tifo quasi calcistico, di Donato Carrisi.
Ho letto d'un fiato tutti i suoi libri e il suo debutto cinematografico con La ragazza nella nebbia, tratto da un suo omonimo romanzo, ha dato vita a un grande film in un periodo un po’ sonnolento del nostro cinema   in cerca di se stesso.
A mio giudizio un critico non deve e  non può demolire o esaltare un film ma aiutare il suo autore a riflettere sul suo cinema  per far meglio nel futuro, cioè dovrebbe servire a dialogare con l'artefice del film  e non solo a promuovere o bocciare un'opera.
Premesso  ciò devo ammettere che la seconda opera di Carrisi non mi ha convinto del tutto. Non mi ha convinto perché L'uomo del Labirinto è un thriller profondamente noioso ed a tratti poco chiaro.
Per quale motivo  il romanzo  L'uomo del labirinto funziona perfettamente mentre, invece, il film non riesce a cogliere nel segno come avrebbe dovuto? La risposta, a mio parere, è facile. Il regista del film è il medesimo autore del best seller internazionale, ma nel cinema vige una regola non scritta: quando un autore trae un soggetto per un film da un romanzo, volente o nolente, deve tradirlo per il semplice motivo che il cinema è una cosa e la letteratura è un'altra.
Ho  adorato il libro, ma da spettatore,  mi aspettavo di vedere un film altro dal libro e non la sua versione cinematografica pedissequa. In sintesi il film è praticamente la versione filmata del romanzo... serve un film che è in sostanza la copia filmata del romanzo? A mio  giudizio no, lo spettatore si aspetta di essere sorpreso, meravigliato e spaventato da un film di questo tipo e purtroppo tutto ciò non avviene ed è un vero peccato. L'uomo del labirinto è un film non riuscito perché non rischia per sorprendere lo spettatore; è ambientato in un non luogo non definito ed in un film thriller l'ambientazione, come la musica, è fondamentale, quasi come un personaggio.
Le buone prove attoriali dei tre protagonisti non riescono a salvare un film che non riesce mai a decollare come avrebbe dovuto.
Detto tutto ciò continuo a nutrire profonda stima e simpatia per Donato Carrisi, sono certo che è una risorsa importante  per il rilancio o la rinascita del genere thriller cinematografico italiano.
Mi permetto di aggiungere, e concludo, che sarebbe molto interessante che per il  prossimo impegno  cinematografico non traesse spunto da un suo romanzo.
Coraggio Donato, ricomincia da tre e osa di più.

Voto: 6

Ettore Calvello