La Casa - Il rogo del Male

21/08/2026

di Sébastien Vaniček
con: Souheila Yacoub, Hunter Doohan, Luciane Buchanan

Ultimo, e speriamo definitivo, capitolo dell’involontario franchise degli “Evil Dead”, il cui capostipite risale al 1981 e fu, per noi italiani, semplicemente “La Casa”, dal genio disturbato di Sam Raimi. 
Qui, Sebastien Vanicek dirige un film da settanta milioni di dollari che riparte dal più che discreto lavoro di Lee Cronin, “Evil Dead Rise”, del 2023, ma stravolge tutto. 
Scordatevi l’ironia folle dell’originale, ben ripresa da Cronin, e preparatevi ad immergervi in una vicenda di umori corporei, saliva sporca, grumi di sangue, marciume e tematiche sociali.  
Vanicek trascura la grandiosità visiva dell’orrido Necronomicon, il grimorio dei morti ideato da H.P. Lovecraft e che era entrato dalla finestra, ne “La Casa”, poiché nulla aveva a che fare con l’idea che sosteneva lo pseudo-libro, e il tutto riguardava l’accozzaglia di cose senza senso delle quali Raimi aveva compreso il potenziale, per dare vita al sottogenere dell’horror/comedy.  
Niente di quelle isteriche risate rimane in “Evil Dead Burn”, pellicola corporea della decomposizione non parodistica e del conato di vomito, della violenza domestica e dell’istinto prevaricatore del maschio sulla femmina.
Tematiche di tragica attualità, ma che non c’entrano nulla con il progetto originario.
In special modo, manca la voglia di farsi due risate con un nuovo Bruce Campbell che impazzisca e che, nella totale perdita di freni inibitori, diventi una minaccia peggiore dei morti viventi (su questo aveva puntato Raimi). Il regista francese non gioca, non ironizza e non diverte, anzi, mira solo a disgustare, mentre Cronin, se non altro, aveva sostituito Campbell con Lilly Sullivan (girl power) letteralmente mascherata di sangue, quasi una supereroina dentro una tuta di residui ematici, preservando in parte lo spirito sarcastico degli anni ’80. 
IL 2026, invece, è all’insegna dello splatter, del body horror, della cronaca nera e pure degli anziani che tiranneggiano i giovani insoddisfatti. Insomma, attualità giornalistica e sessualità malata. 
Ai feticisti del ‘gore’ potrebbe piacere. Per quel che ci riguarda, non siamo ansiosi di assistere al prossimo capitolo, anzi, speriamo non venga mai girato. Servono urgentemente idee nuove.

Voto: 4

Carlo Baroni