La Dea Fortuna

19/12/2019

di Ferzan Ozpetek
con: Stefano Accorsi, Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Sara Ciocca, Edoardo Brandi, Barbara Alberti, Serra Yilmaz, Cristina Bugatty, Filippo Nigro, Pia Lanciotti

Una coppia in crisi come tante dopo 15 anni insieme: lui è Arturo, lui è Alessandro (rispettivamente Stefano Accorsi, Edoardo Leo).
All'inizio di La dea fortuna la cinepresa scorre lungo pareti inquietanti, fino a fermarsi davanti all'anta di un armadio chiuso, da cui si sente urlare una bambina: chiama la mamma, dice «fatemi uscire». Alla paura la cinepresa di Ferzan Ozpetek contrappone subito un momento di chiassosa allegria in occasione di un matrimonio gay. Alla crisi di Arturo e Alessandro si contrappone un'altra crisi: Annamaria (Jasmine Trinca) piombata in casa loro con i due figli deve andare in ospedale per accertamenti e lascia i due bambini, Martina e Sandro (Sara Ciocca, Edoardo Brandi), alla coppia, contando sul lungo rapporto di affetto con l'amico Alessandro e di conseguenza anche con Arturo. Tra urla imprevedibili, perché molto altro succede durante il film, e risate il dramma si interseca con la commedia, che è un po' quanto succede nella vita. Il grande austero pranzo ripreso a Villa Valguarnera a Bagheria e gli spazi vuoti con un lungo deserto viale, che si scopriranno essere preludio al dramma, si contrappongono all'allegria della affollata community a Roma, ormai tratto distintivo dei film di Ferzan Ozpetek, ma anche tratto distintivo del modo di vivere del regista, vicino agli amici anche vicini di casa. Tra questi troviamo Serra Yilmaz, attrice feticcio del regista e presente in molti dei suoi film e Cristina Bugatty, per la prima volta in un film di Ozpetek, che qui ha il nome di Mina, cantante molto amata dal regista e interprete di “Luna Diamante”, una delle canzoni che compongono la colonna sonora del film, insieme a “Che vita meravigliosa” di Diodato e altre musiche originali composte da Pasquale Catalano.
Arturo si chiede «quando è che è cambiato tutto?» Si potrebbe rispondere che la vita è quello che succede quando stai facendo altri progetti. A questa domanda di Arturo si aggiungono le domande implicite nel film: per amore degli altri che credono in te è possibile affrontare delle situazioni diverse dal preventivato? Quell'affetto per gli altri e che gli altri si aspettano da te può fortificare un amore che non vive più di passione? Quanto conta nella vita il senso di responsabilità nei confronti di chi tanto si aspetta da te forte di quell'affetto che ti dimostra?
Alla grande casa a Bagheria con locali cupi e inquietanti si contrappone la grande dimensione del mare, che invece diventa simbolo di positività e ottimismo. Un'altra grande dimensione è quella del Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina, una delle mete archeologiche e culturali più care a Ozpetek, che ha ispirato il titolo del film, intendendo però fortuna come casualità. All'interno del film non è un semplice complesso architettonico che fa da scenografia, ma segna un momento importante, perché proprio qui, scopriremo nel corso del film, è avvenuto l'incontro tra Arturo e Alessandro, che in quel momento era insieme ad Annamaria. E ancora legata alla Dea Fortuna è una frase che fonde quel tanto di magico a un sapore ottimistico e benaugurante: «La dea Fortuna è un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere per sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, prendi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà per sempre con te».
Molti personaggi e molto altro c'è ancora da scoprire in questo film, che racconta una storia fatta di sentimenti diversi, come un pezzo di vita che ha più di un momento di segno contrapposto.

Voto: 7

Valeria Prina

Con La Dea Fortuna il regista italo-turco Ferzan Ozpetek ci ha regalato un’altra grande opera. 
Questo ennesimo suo capolavoro è un film fondamentale sulla vita, sulla morte, sull'amore in toto, sull'eterno ritorno alla vita attraverso la morte; un film, cristologico per certi versi, che ha interpreti strepitosi in Stefano Accorsi, Edoardo Leo e Jasmine Trinca.
E' un capolavoro con cui, come al solito, Ferzan riesce a scuotere le coscienze, i cuori e le anime dei suoi spettatori narrando vicende umanissime eternamente in bilico fra tragedia greca e commedia all'italiana.
Ferzan non racconta mai storie ordinarie ma piuttosto parabole laiche, estremamente spirituali.
In tutte le sue opere i protagonisti devono affrontare un viaggio esistenziale attraverso la morte o separazione per rinascere a nuova vita, per questo motivo mi permetto di definire il cinema di Ozpetek estremamente laico ma al contempo cristologico perché in tutti, o quasi tutti i suoi film, vi sono morte e resurrezione.
Questo storia, tratta da eventi reali, scritta da Ozpetek e dal suo produttore storico Gianni Romoli, rientra perfettamente in questa definizione perché i suoi protagonisti, una coppia in crisi, muoiono interiormente per la fine del loro amore ma la perdita di una persona cara per una morte dolorosa e straziante, rinasce il loro amore e di conseguenza loro stessi rinascono a vita nuova, forse migliore.
I tre protagonisti, fantastici interpreti, sono un inedito e commovente Edoardo Leo, un intenso Stefano Accorsi ed una toccante e bellissima Jasmine Trinca, ai quali è necessario aggiungere uno straordinario Filippo Nigro, che interpreta un quarto piccolo personaggio di contorno estremamente emozionante e delicato.
Bravi ed intensi i due piccoli Martina Ciocca ed Edoardo Brandi.
Seducente, inoltre, un personaggio non personaggio,la splendida atmosfera di sentimenti, emozioni condivise che ci ha già incantati nell’indimenticabile Le fate ignoranti.
Senza ombra di dubbio uno dei più bei film di questi ultimi anni,assolutamente da non perdere.

Voto: 8

Ettore Calvello