Lala

05/02/2024

di Ludovica Fales
con: Samanta Paunković, Zaga Jovanović, Ivana Nikolić, RašidNikolić, Fiorello Miguel Lebbiati, Paola Michelini

Nella periferia romana, una ragazza Rom quasi maggiorenne, madre di un bambino, è alle prese con i servizi sociali e col problema della irregolarità.

Al giorno d’oggi un film come “Lala” ci sembra un’opera importante e necessaria. 

La regista, Ludovica Fales, affronta temi complessi e delicati legati a razzismo e intolleranza senza enfasi, “limitandosi” a narrare vicende i cui protagonisti sono pressoché invisibili; figure ai margini della società, spesso confinate in aree segnate da squallore e povertà. 

Non mancano iniziative che cercano di porre rimedio, per quanto parziale, all’isolamento e alle difficoltà incontrate dai personaggi, ma talvolta il sostegno ufficiale offerto a chi si trova nel disagio va paradossalmente a costituire ostacoli ulteriori con i quali confrontarsi. La solidarietà spontanea pare, in alcuni casi, essere concretamente più efficace. 

Nel film della Fales il racconto della storia della protagonista (interpretata dalla brava Samanta Paunković) e degli altri personaggi si alterna a momenti in cui i membri del cast, che hanno alle spalle esperienze simili a quelle di Lala, parlano di sé e del proprio vissuto. Sono, quelle, le sequenze più toccanti, o che suscitano indignazione nello spettatore, ma il tono non è mai urlato. Non si punta all’invettiva: sono sufficienti affermazioni pronunciate con franchezza assoluta, come quando si citano i campi nomadi definendoli aree “di segregazione razziale”.  

Durante le interviste, i giovani fanno riferimento all’ignoranza disarmante sulla popolazione Rom da loro riscontrata nella nostra società; alla vita nei prefabbricati, o in roulotte, all’interno dei campi nomadi; alla necessità urgente di non rassegnarsi a un’esistenza in quei ghetti, e di sottrarsi ‒ in maniera legale, o, alle brutte, illecita ‒ a un tale destino profondamente ingiusto. 

Le scene ambientate nel degrado urbano sono coerenti con l’impianto del film, e rappresentano realisticamente la quotidianità dei personaggi (gli scorci con i ruderi sullo sfondo potrebbero essere un omaggio a “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini). 

La mescolanza di narrazione e di interruzioni in cui viene data la parola agli attori, e alla lontana l’argomento, richiamano alla memoria il film con Valerio Mastandrea “La mia classe”, ma qui il risultato è molto più significativo.

Da vedere, e da far vedere nelle scuole. Il valore civile di “Lala” è grandissimo. 

Voto: 8

Andrea Salacone