Lee Cronin - La Mummia
19/04/2026
di Lee Cronin
con: Jack Reynor, Laia Costa, May Calamawy, Natalie Grace, Veronica Falcón

Tra il New Mexico e l’Egitto si sviluppa un’inquietante vicenda che fonde (o almeno vuole fondere nelle sue intenzioni) le antiche leggende sulle mummie che da sempre hanno affascinato il Cinema a vicende di possessioni demoniache, facendo anche espliciti richiami a L’Esorcista. Peccato che questa fusione tra generi risulti un mezzo pasticcio.
E peccato anche perché la trama partiva abbastanza intrigante: la sparizione della bambina durante una tempesta di sabbia, attratta in giardino da una donna misteriosa, mentre la famiglia americana si trovava in Egitto per lavoro, il suo altrettanto misterioso ritrovamento 8 anni dopo, quando ormai la si credeva morta, all’interno di un sarcofago egizio. Ma la bambina è profondamente cambiata, e non solo per il trauma. E’ diventata un piccolo mostro demoniaco che fa levitare gli oggetti e compie azioni terribili. E’ evidente che c’è qualcosa dentro di lei.
E qui partono, e vanno in crescendo, le incongruenze e i buchi narrativi. L’autore, che si firma pure nel titolo, cita a piene mani le icone dell’horror, ma accumula all’impazzata, scivolando nel cattivo gusto e sguazzando nello splatter, basti nominare le sequenze dell’uccisione della nonna che poi riemerge dalla bara in forma lasciva. Lo spirito malvagio che ha posseduto la bambina dovrebbe creare contrasto all’interno delle famiglie. Altra occasione sprecata: si poteva andare sul sottile, insinuando contrasti all’interno del nucleo famigliare, ma il regista preferisce puntare sul facile e sull’effettaccio e di fatto la bambina si impossessa a sua volta di fratellino e sorellina rendendoli cattivi, ma solo temporaneamente.
Mentre in New Mexico i piccoli demoni strisciano sui soffitti e rompono i sigilli delle camere in cui vengono imprigionati e i morti escono dalle bare, torniamo in Egitto dove una zelante poliziotta ritrova una vecchia videocassetta contenente un’inquietante verità. Anche qui la storia zoppica, perché la poliziotta prima fa scrivere tutto il contenuto della videocassetta a una ragazza a cui era stata mozzata la lingua per non rivelare le atrocità che venivano commesse, ma poi il video ce lo vediamo per intero in quella che è la sequenza più disturbante di tutto il film. C’è poi anche il doppio finale (attenzione: spoiler!): una volta raggiunta la tragica chiusura il regista ci ripensa e aggiunge un ulteriore colpo di scena, ma sorvoliamo sul come il demone incatenato possa nuovamente essere trasportato in Egitto, tanto abbiamo visto che ogni logica narrativa è stata abbandonata in favore dell’effetto scenico. Così tra scorpioni che escono dalle gole, bambini indemoniati, rituali magici, corpi deformati, morti cruente e tombe divelte è fornito un piatto per stomaci forti che coi miti egizi ha poco a che fare e affastella tutti i luoghi comuni dell’horror.
Voto: 3
Gabriella Aguzzi