Michael
27/04/2026
di Antoine Fuqua
con: Jaafar Jackson, Nia Long, Laura Harrier, Juliano Krue Valdi, Miles Teller, Colman Domingo

Jaafar Jackson è impressionante. Impressionante è la sua somiglianza con Michael Jackson, nella lenta trasformazione fisica, nella voce, nel disarmante sorriso, impressionante è la sua performance e per come riporta, nel film a lui dedicato ed intitolato, le incredibili e immortali esibizioni, e quella sua danza memorabile. In ogni passo, in ogni intonazione, nel riprodurre fedelmente i pezzi più iconici, Jaafar, figlio di Jermaine Jackson, diventa magicamente lo zio tanto che per tutta la durata del film si ha la sensazione surreale di vedere sullo schermo Michael Jackson e di assistere a un suo concerto. Tolto ciò, di questo scintillante omaggio al re del pop, resta un convenzionale biopic che poco o nulla aggiunge a ciò che di lui già conosciamo.
Il film racconta la prima parte della sua vita, quella sotto l’ombra di un padre (ottimo Colman Domingo che ne sottolinea ogni ambiguità) ossessionato dall’idea di vincere lontano dalla natale e misera Gary, e di conseguire il successo dell’intera famiglia Jackson quando a brillare era il talento unico di Michael. E al distaccamento dal padre che ne chiude il conflitto la narrazione termina, perché il racconto è quello di un’infanzia mai veramente vissuta e mai veramente finita. Michael Jackson è un eterno bambino perché costretto a crescere troppo in fretta e come il Peter Pan del libro che ama si rifugia nella sua Neverland. Un bambino smarrito che si circonda di amici animali e di giocattoli e che aiuta i bambini sofferenti.
Come già scrivemmo anni fa, sotto commozione, in occasione della sua scomparsa (leggi qui) colui che ha saputo transitare il soul nero nel pop mondiale ottenendo un successo planetario “non è mai stato un bambino e non è mai stato un adulto”. Il film ne celebra il mito.
Voto: 7
Gabriella Aguzzi