Mio fratello è un Vichingo

25/03/2026

di Anders Thomas Jensen
con: Mads Mikkelsen, Nikolaj Lie Kaas

Una commedia? Un noir? Un film dell’assurdo? Un modo, insolito e originale, per parlare delle diversità? Non c’è risposta perché questo gioiellino della cinematografia danese, pervaso da una graffiante, dissacrante ironia, sfugge ad ogni catalogazione e la sua trama ad ogni prevedibilità. Una trama che tuttavia – e non è affatto cosa scontata – ha un suo schema ed ordine ed anche se sembra cambiare registro e genere, affondando anche nei toni più neri, mette tutto a posto con una sceneggiatura quasi ad orologeria, in cui nulla, nemmeno la trovata più folle, è messo lì a caso ma acquista alla fine un suo significato.
Anker esce di prigione dopo 15 anni e, minacciato da un ex compare, deve assolutamente ritrovare il bottino sepolto. Ma l’unico a conoscerne il nascondiglio è il fratello Manfred che soffre da sempre di disturbi della personalità (da bambino era ossessionato dai Vichinghi) ed ora è convinto di essere John Lennon. Anzi, ogni volta che lo si chiama Manfred anziché John, tenta il suicidio. Per uscire da questa situazione c’è chi consiglia di rimettere insieme la band, affiancandogli altri casi clinici che si credono i Beatles. Il viaggio di Anker e Manfred incontra una galleria di personaggi assurdi, ma è anche un viaggio nei traumi infantili rimossi e nella tragedia dell’inconscio. 
Divertente, a tratti esilarante, malinconico, dark, spiazzante, folle, surreale, sono tutti aggettivi che ben si adattano a Mio fratello è un Vichingo (non fatevi fuorviare dal poco indovinato titolo) che alterna comico e tragico senza mai stridere e si muove tra figure stralunate e vulnerabili. 
Marmoreo, Nikolaj Lie Kaas  è un “duro” alle prese con un fratello fragile e Mads Mikkelsen offre un’interpretazione formidabile, estraniato, impassibile, commovente. 

Voto: 8

Gabriella Aguzzi