Napoleon

23/11/2023

di Ridley Scott
con: Joaquin Phoenix, Vanessa Kirby, Tahar Rahim, Rupert Everett

Chissà che film ne avrebbe fatto Kubrick, certo diverso dal kolossal di Ridley Scott che dopo tanta attesa esce sugli schermi. Grandi schermi, grandissimi, perché va visto in tutta la sua magnificenza e come sempre Ridley Scott dà il suo meglio nella grandiosità delle scene di battaglia. Questo Napoleon è un film che porta in pieno la sua impronta, nel bene e nel male.

Sceglie infatti, come già con il Gladiatore, di prendersi molte libertà tanto con la Storia quanto col Mito, dalla presenza di Napoleone sotto la ghigliottina di Maria Antonietta al fargli sparare contro le Piramidi fino al levargli le frasi celebri che ancora si citano sui libri di scuola (si incorona con altre parole), passando dalla precisione minuziosa di immagini pittoriche a bruschi tagli storici. L’inesattezza storica (deliberata) è tra i motivi che gli hanno attirato gli strali di gran parte della critica, in particolare quella francese che si è vista cambiare il ritratto del proprio eroe.  

Molti Napoleoni sono passati sullo schermo, per citare i più celebri ne hanno vestito i panni Rod Steiger (nel sovietico Waterloo, 1970), Patrice Chereau (in Adieu Bonaparte, 1985), Albert Dieudonné (nel Napoleone di Abel Gance, 1927) e perfino Marlon Brando (nel modesto Desirée, 1954). Joaquin Phoenix ci si immedesima nonostante la dissomiglianza fisica, si trasforma e ne fa il “suo” Napoleone, ma benché il suo fascino trapassi come sempre lo schermo ci duole dire che non è da annoverare tra le sue interpretazioni più memorabili. Forse per la figura che Scott vuole dipingere.

Di tutti i mille aspetti di Napoleone che si possono scandagliare il ritratto che emerge da questo film, o che comunque prevale, è quello di un ometto. Ambizioso, guerrafondaio, capriccioso, libidinoso, pieno di sé, innamorato come un bambino, ostinato tanto da perdere l’impero che ha conquistato e, sostanzialmente, sconfitto. Sia sul campo che a livello umano. Non è un caso che il film si soffermi più sulle disfatte che sulle vittorie, sulla caduta più che sull’ascesa. Alla domanda “Fu vera gloria?” questa sembra essere l’ardua sentenza di Scott.

Non vi è traccia delle campagne d’Italia, dalla battaglia di Austerlitz grondante sangue si passa all’inesorabile avanzata in una Russia incendiata e gelata. Non si avverte la solitudine dell’esilio, di un uomo che ha conquistato il mondo e muore su uno sperone di roccia sperduto nell’Oceano. Ma qui dobbiamo frenare il nostro giudizio e attendere la versione estesa di 4 ore e mezza (solo in streaming per Apple TV+), dove forse verrà restituita la completezza narrativa. 

Nella versione cinematografica di tre ore a prevalere è la storia d’amore con la moglie Giuseppina, altra scelta particolare del regista che basa gran parte della storia sul loro carteggio. Quello che seguiamo è un uomo dapprima adirato per le infedeltà coniugali, quindi sessualmente insaziabile al limite del grottesco (i siparietti sotto la tavola potevano essere evitati), costretto al sacrificio della separazione per dare un erede alla Francia e che infine continua a far visita all’amata confinata nell’esilio della sua villa e a dialogare mentalmente con lei anche dopo la sua morte. Se da una parte  incuriosisce questa angolazione e la carica di passione e melodramma che il regista ha voluto dare al racconto, dall’altra assume le pieghe un po’ stucchevoli del feuilleton. 

Il film resta tuttavia una gran gioia visiva, il che giustifica il nostro generoso voto finale.

Voto: 7

Gabriella Aguzzi

“Napoleon”: un Colossal per l’ennesima, grandiosa regia di Ridley Scott. Nella sua pur mirabile descrizione di una lotta epica tra Imperi ottocenteschi, tuttavia si risente l’assenza di una voce narrante e scientificamente competente che, aiutandosi con sintetiche animazioni, illustri a latere al grande pubblico, a partire dalle mappe e dagli schieramenti degli eserciti contrapposti sul campo di battaglia, la genialità e i corrispondenti errori strategici di “Napoleon”. Domanda: l’Imperatore dei Francesi, autoincoronatosi come tale, (interpretato da un magistrale Joaquin Phoenix), è solo un epifenomeno di puro Ego, o dietro di lui c’è un essere umano carico di contraddizioni e degno di un’approfondita analisi freudiana sulla sua sconcertante personalità? Ridley si sofferma sapientemente sull’aspetto affettivo-personale dell’ossessione di Napoleon per Giuseppina, sul “segreto tra le sue gambe”, moglie adorata e cinicamente ripudiata. Impressiona la scena della sua pubblica e drammatica abiura, con tanto di ceffone amministratole dal divorziando marito, a causa della sua indecisione nella lettura del testo e le copiose lacrime del momento. Ma, essendo Giuseppina la sua anima, coscienza, angelo custode e mentore spirituale, ovvero la sua parte indivisibile di umanità, sarà sempre lei l’ombra di Napoleon nella gloria e nella sconfitta. E la passione del condottiero per la sua Madonna resterà incorrotta anche nei fumi e nei terribili bagliori e clangori delle epocali battaglie campali, combattute contro gli eserciti di tutto il mondo. 

Grandiose, in tal senso, sono le scene che illustrano con migliaia di comparse lo scontro tra Napoleone e Wellington nella battaglia decisiva di Waterloo, in cui appare in tutta la loro grandiosità, tranquilla per l’inglese, drammatica per il francese, la statura dei due comandanti. Chiave occulta del film è la regola cavalleresca per cui ai “Generali non si spara” prima della battaglia, ma li si sconfigge sul campo, facendoli possibilmente prigionieri, per la gloria eterna del vincitore. E bellissima in tal senso è l’immagine del Napoleone sconfitto, che procede solitario in sella al suo cavallo a incontrare la fine e l’ultimo esilio, nel diradarsi delle atmosfere fumigene della battaglia, con il terreno disseminato di cadaveri mescolatisi nell’identico sangue delle divise nemiche. Altrettanto cavalleresco, per la sua sconcertante serenità, è l’incontro poco solenne all’esterno della sua tenda tra l’Imperatore francese vittorioso e lo Zar Alessandro, in cui addirittura Napoleone chiede in sposa per un’alleanza imperitura una delle sorelle del suo nemico appena sconfitto. Ripiegando poi, a seguito del tradimento di Alessandro, su di una figlia non proprio affascinante dell’Imperatore d’Austria, pur di avere un figlio maschio, come effettivamente accadrà. Sarà poi il giovane Zar, facendo terra bruciata di tutto ciò che l’esercito napoleonico invasore incontrava sulla sua strada, a sterminare senza combattere, grazie al Generale Gelo, le armate napoleoniche, vincendo così con l’astuzia il genio militare del francese.

E bellissima, umanamente corrosiva è l’immagine di una Giuseppina in esilio nella sua bella casa di campagna, che accoglie nelle sue braccia il figlio di Napoleon che lei non ha saputo dargli, ricordando a quella innocenza che cosa lei stessa abbia sacrificato perché la sua nascita si avverasse. Per poi morire di un attacco di difterite, appena in tempo per non vedere la sconfitta dell’uomo amato al di là di ogni tradimento e debolezza, dell’una come dell’altro. Dietro il suo volto di pietra, che cosa ha provato davvero Napoleon quando schierò da capitano la sua artiglieria, per colpire ad altezza d’uomo i manifestanti realisti, uomini e donne disarmati, che dimostravano per il ritorno della Corona di Francia? Invece, chiarissimi, magistralmente rappresentati da Scott, sono i suoi momenti adrenalinici, mentre confuso tra i suoi uomini scala a fatica le alte mura della fortezza del porto, in base a un piano d’attacco geniale quanto azzardato, che ancora oggi si studia nelle Accademie militari. Catturare un presidio strategico per vincere una guerra, era proprio nelle corde della personalità di un condottiero straordinario come Napoleon. Nel narrare la sua irresistibile ascesa, Scott riesce a coglierne l’abilità di un politico cinico e navigato che manovra il suo manovratore per mettere fine al terrore, far ghigliottinare Robespierre e salire tutti i gradini del potere politico, presentandosi come salvatore della Patria di una Francia in bancarotta e sul punto di essere invasa dai suoi nemici storici. 

E qui Ridley Scott utilizza le immagini come un Canova mediatico, con primi piani mozzafiato di consoli e deputati dell’Assemblea, sempre sul filo sospeso tra golpe e atto emergenziale legittimo. Un vero, grande “surfista” della Storia, Napoleon, sempre in testa al terribile corteo funebre di 300.000 caduti nelle sue guerre combattute, vinte e perse in un ammasso informe di corpi dei quali, come ogni grande condottiero, non si curava. Ma Sant’Elena no: quello fu solo un atto crudele dei vincitori nei confronti di un Grande della Storia.

Voto: 7,5

Maurizio Bonanni