Nel tepore del ballo

09/05/2026

di Pupi Avati
con: Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma, Pino Quartullo, Raoul Bova, Morena Gentile, Manuela Morabito, Jerry Calà

Un personaggio televisivo di successo trova all’improvviso il proprio mondo ribaltato quando, in diretta mentre si trova a “Porta a Porta” viene arrestato. Sotto scandalo fiscale, caduto in disgrazia, cerca il modo per tornare in auge ed al contempo, contemplando i fallimenti della propria vita, ritrova la prima moglie e a lei si riavvicina. Un ricongiungimento durante una di quelle trasmissioni che fanno leva sul sentimentalismo e lo strappalacrime sarebbe il suo riscatto, ma forse sta davvero tornando a innamorarsi di lei.
Tra un po’ di nostalgia e la critica al mondo televisivo Pupi Avati confeziona un altro film, in linea con le sue storie tenere ma che poco aggiunge di nuovo alla sua ormai ricchissima filmografia. Sembra che ormai fatichi a trovare il film giusto e se L’orto americano, pur nelle atmosfere suggestive, degenerava in un pasticcio zoppicante, questo suo ultimo lavoro risulta invece decoroso, ma nulla più e non riesce veramente ad emozionare. Soprattutto stenta a trovare una sua linea narrativa: se all’inizio seguiamo la storia dei genitori del protagonista questa ci appare poi un preambolo disgiunto, poiché il film muta registro. L’intento è quello di dare al protagonista un passato perduto, che successo e cinismo si sono ingoiati cancellandolo, e che riaffiora nel momento difficile, ma la sceneggiatura sbanda un poco e anche la Jesolo di sfondo, con la nostalgia del ballo, della spiaggia e della giovinezza, la si intravede appena, non la si “sente” e alla fine potrebbe essere una qualunque città.
Il film dunque va ricordato più che altro per l’interpretazione più che valida di Massimo Ghini, che passa dall’arrogante allo spaesato, e di una scoppiettante Giuliana De Sio nell’impietoso ruolo di una conduttrice televisiva tanto commossa davanti alle telecamere quanto spietata, volgare e avida a telecamere spente. Qualche divertissement, come inserire Jerry Calà e Bruno Vespa nel ruolo di se stessi, e qualche tocco leggero tengono la narrazione lontano dalle trappole sentimentali. Le atmosfere tuttavia non mancano, come non manca quel retrogusto malinconico che è una delle cifre stilistiche del regista.

Voto: 6,5

Gabriella Aguzzi