Per Lucio

06/07/2021

di Pietro Marcello
con: Umberto Righi, Stefano Bonaga, Lucio Dalla

Decisamente originale questo breve documentario passato alla Berlinale dedicato a Lucio Dalla…per una volta non vediamo Gianni Morandi, Ron, gli Stadio parlare di lui!
Sarebbe stato, del resto, fin troppo facile e scontato proporre un’opera di taglio televisivo, assai retorica, sulla carriera di questo geniale cantautore.
Il regista Pietro Marcello, già autore di Martin Eden, sin dai primi fotogrammi stabilisce qual è il suo intento e il suo stile, neo-realista, ma anche narrativo. Dopo gli inconfondibili vocalizzi di Lunedì cinema, un uomo anziano cammina per le tombe di un cimitero per rendere omaggio alla lapide di Lucio Dalla; quell’uomo è Tobia Righi (il suo primo manager), personaggio che diviene un po’ il trait d’union di tutto il film, insieme al filosofo Stefano Bonaga, l’amico di infanzia di Lucio.
Il film  tesse un viaggio narrativo, visivo, sonoro, storico che prende vita attraverso un originale repertorio di rari filmati d’epoca, pubblici, privati e amatoriali. Oltre alle teche Rai, tra le altri fonti ci sono l’ Istituto Luce di Cinecittà, Fondazione Cineteca di Bologna, l’ Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico.
Lo stile, in piena sintonia con il nostro artista bolognese, è improvvisato, quasi jazzistico, sa bene alternare la cronaca storica del secondo dopoguerra ai racconti intimi dei protagonisti, che più che della carriera di Dalla cantautore, si concentrano sul Dalla uomo.
Com’era, quindi, in privato? Cosa diceva? Cosa faceva? Forse il punto di forza del film sta nel raccontarlo attraverso le immagini e la musica o grazie al ricordo di personaggi certamente significativi, come Roberto Roversi, di cui si è sempre parlato troppo poco.
Fan di Dalla in prima persona fin dall’ infanzia, racconta Marcello: “Nella narrazione ho assegnato un ruolo centrale ad alcuni capolavori nati dal sodalizio tra Dalla e Roversi. Ho sempre nutrito una profonda ammirazione per Roversi, intellettuale rigoroso e originalissimo, figura di riferimento imprescindibile nel panorama culturale italiano. L’incontro con Dalla ha offerto al grande poeta bolognese la possibilità di comunicare e portare la propria poesia a un pubblico più ampio e popolare, smarcandosi dalle regole della grande industria culturale”.
E Per Lucio assegna a molte canzoni il ruolo cinematografico di commento a grandi pagine storiche e di costume del Novecento, che affiancano la narrazione principale di Righi, Bonaga e dello stesso Dalla nelle interviste: la Bologna rurale, le rivolte operaie a Torino, la contestazione, il riflusso, una ragazza che balla sui pattini, fino alla triste parentesi della strage ferroviaria del 1980.
Anche i simboli ricorrenti del film duplicano l’immaginario e i temi-chiave delle canzoni di Dalla: la velocità, il treno, l’auto, ma anche quel sottobosco di contadini, immigrati, gente di strada, raccontati con immediatezza e semplicità fin da Piazza grande.
L’intenzione è quella, però, di spostare il focus più sul primo Lucio Dalla, la sua giovinezza, i suoi esordi, l’incontro con Roversi e meno sul grande successo, sul periodo più “borghese”.
Un’idea che si rivela tutto sommato vincente, come anche quella di utilizzare come soundtrack canzoni meno note, come Il parco della luna (che accompagna le immagini del film La bocca del lupo, sempre di Marcello, n.d.r), La canzone di Orlando, La borsa valori o Intervista con l’avvocato (dedicata a Gianni Agnelli).
Ma chi era davvero Lucio Dalla?  Forse non riusciremo mai a definirlo, di sicuro, però, è ormai patrimonio della nostra storia e il documentario racconta anche chi eravamo, con un filo di nostalgia. Di Lucio, Bonaga dice nel film: “Se tra cinquant’anni si rileggeranno i testi delle sue canzoni funzioneranno ancora”.

Voto: 8

Carlo Lock