Perfect Days

14/01/2024

di Wim Wenders
con: Kji Yakusho, Min Tanaka, Arisa Nakano, Tokio Emoto, Tomokazu Miura

“Perfect Days” è un gioiello che prende spunto da un’idea audace e originale. 

A fatica, infatti, si riuscirebbe a immaginare un tema meno suggestivo di quello inerente al mestiere del protagonista. Personaggio la cui esistenza viene mostrata dal regista nei gesti compiuti e nelle attività condotte di giorno in giorno.

Azioni all’apparenza monotone e meccaniche, che gradualmente però rivelano un aspetto sostanziale della vita tranquilla, frugale e solitaria di Hirayama: saper trovare appagamento nello svolgere il proprio lavoro con meticolosità e col massimo zelo, e trarre soddisfazione profonda dai piccoli piaceri assaporati nel tempo libero.

La concretezza delle faccende da sbrigare è bilanciata dalla spiccata sensibilità dell’uomo (interpretato in maniera impeccabile da Kôji Yakusho); una persona non in sintonia con i ritmi convulsi del tran tran in cui sono immersi i concittadini, e tuttavia non alienata dalla realtà che la circonda, anzi radicata in routine che la caratterizzano, benché slegate dal contemporaneo (un drink tra conoscenti; la pratica delle abluzioni nei locali pubblici).

Tradizione e modernità; reliquie dell’analogico in un mondo ormai digitale; attimi di contemplazione in una società pervasa da una frenesia che mina la capacità di essere colti dal senso di meraviglia, ma nella quale il raccoglimento e l’osservazione sono ancora possibili. 

Numerose le idee e le riflessioni offerte da “Perfect Days”, e non pochi i nessi creati da alcune scene con cui ipotizzare collegamenti ad altre pellicole (le fotografie scattate da Auggie Wren in “Smoke” di Wayne Wang; la pianta coltivata con cura amorevole da Léon nel film di Luc Besson) o a opere letterarie (ad esempio, la Clarisse McClellan che apprezza e valorizza la bellezza della natura in “Fahrenheit 451”). 

Tanto di cappello, infine, alla magnifica colonna sonora (Kinks, Animals, Patti Smith, Van Morrison, Velvet Underground, Lou Reed) che accompagna tante sequenze di questo film dolcemente e anche un po’ malinconicamente poetico. 


Voto: 9

Andrea Salacone