Roubaix, une lumière

29/09/2020

di Arnaud Desplechin
con: Roschdy Zem, Léa Seydoux, Sara Forestier, Antoine Reinartz, Chloé Simoneau, Betty Catroux, Jérémy Brunet

Il primo ottobre esce nelle sale Roubaix, une lumière, in italiano verrà distribuito in circa venti copie, un thriller effettivamente oscuro, dai toni noir, un poliziesco con venature filosofiche veicolate da pensieri e parole del commissario Daoud e del sottoposto Louis durante le loro ronde notturne accompagnate da riflessioni sulla decadenza della cittadina di frontiera e sulla perdizione dei suoi tipi umani. “Sogno la grazia”, medita Louis da solo nella sua stanza buia.
Il fatto che il film sia ambientato sotto le feste natalizie non fa che accentuare l’impressione di straniamento: al posto delle strenne c’è solo alcolismo, rabbia e “chiodi da bara”, come il commissario chiama le numerose sigarette fumate con avidità. Il paesaggio è liminale in più d’un senso: una delle scene migliori vede infatti i due colleghi di notte su un tetto con il commissario a indicare tutt’attorno gli orizzonti della città nell’ombra, funestata da quasi metà della popolazione sotto la soglia della povertà: a un tiro di schioppo già il Belgio, dall’altra parte Lille e poi a 360 gradi i posti chiave della sua vita solinga, fino al ricordo nostalgico della scuola frequentata nell’infanzia. La figura del capo è particolarmente efficace: il leggero strabismo, la pelle butterata e scura da algerino abbandonato dalla propria stessa famiglia tornata in una patria più solare, l’espressione seria ma anche accomodante alla bisogna, il tono gelido e ficcante, la calma inoffuscabile, l’aplomb quasi inglese, la passione per i cavalli.
Attraverso il lavoro del nucleo operativo della polizia, c’imbattiamo in casi di furto, frode, rapina, uso e spaccio di droga, rissa, persone scomparse, violenza sessuale, incendio, omicidio. La vicenda principale riguarda gli ultimi due reati ed è tratta da una storia vera, in merito il regista Arnaud Desplechin afferma: “Per la prima e unica volta nella mia vita, ho solidarizzato con due criminali, ho voluto riconsiderare le parole crude delle vittime e delle colpevoli come la più pura delle poesie”. Non mancano però le battute da caserma: “Trovati qualcuna che spenda il tuo stipendio”, consiglia un collega a Louis che aveva appena dichiarato il suo stato di celibato nello spogliatoio, né d’altronde gli interrogatori involontariamenti comici, come quello dell’ubriacone che tenta di piazzare una denuncia falsa per frodare l’assicurazione auto e si trova di fronte alla scelta fra dieci anni di carcere o una magnanima gran multa.
Il tempo scorre in maniera diseguale fra preghiere, insonnia e rincorse dei sospetti. In particolare stupisce la strafottenza di molti giovani, soprattutto quelli di origine nordafricana, nei confronti degli agenti: durante un interrogatorio di Farid, un segaligno pluripregiudicato sospetto di un reato, gli si contestano i precedenti, lui ne va fiero come di medaglie sul petto, così uno dei poliziotti presenti commenta: “Abbiamo la star!” e lui subito replica: “Sono io. Imparerai”. D’altro canto Louis avrà la sua rivalsa a distanza di poche ore, quando riacciuffato il criminale, avrà modo di minacciarlo così: “Starnutisci nei prossimi cinque anni e ti rinchiudo”.
Purtroppo una nota dolente è la recitazione troppo frettolosa e in molte scene tirata via, non al livello della drammaticità che pretende di rappresentare. Per esempio nel confronto a due delle amanti criminali protagoniste della storia portante sul luogo del delitto, personalmente mai visto rappresentato su uno schermo, la tensione è troppo artefatta e la recitazione manieristica, poco autentica, in definitiva e nel complesso un po’ deludente.

Voto: 5,5

Fabio Giagnoni