Scream 7
28/02/2026
di Kevin Williamson
con: Neve Campbell, Courteney Cox, Isabel May, Jasmin Savoy Brown, Mason Gooding, Anna Camp, Joel McHale

Delitti atroci. L'assassino (Ghostface) è costretto ad uccidere ancora.
In realtà, in “Scream 7” su chi commette omicidi non grava alcun obbligo. La citazione del titolo del thriller di Luigi Cozzi ci è sembrato però un espediente efficace per riferirci alla estenuante ripetività con cui i produttori della serie incentrata sul killer mascherato si sentono probabilmente in dovere di continuare a sfornare sequel per la gioia dei fan.
Da non ammiratori delle nefandezze di Ghostface, esprimiamo un giudizio fortemente negativo. Se già l’episodio precedente risultava poco digeribile, qui i risultati paiono ancora più modesti.
La girandola di nomi e riferimenti a vicende già accadute disorienta lo spettatore non estimatore. Gran parte del film è costruita su dialoghi verbosi. Un tormento prolungato, interrotto ogni tanto dalla messa in scena degli omicidi. Non particolarmente originali, ad eccezione di una sequenza che oltre a omaggiare il Michael Myers di John Carpenter mostra l’effetto nocivo ‒ diciamolo così per non rovinare la sorpresa ‒ della birra alla spina.
Privo di attrattiva qualunque spunto. Se la storia, per come è narrata, accende curiosità e desiderio di conoscere l’identità di chi perpetra i crimini significa che nei confronti della serie si nutre una passione sconfinata.
Risibile, inoltre, l’ennesima rappresentazione del rapporto conflittuale figli adolescenti/genitori adulti, e banale l’inserimento, nella colonna sonora, di “Red Right Hand”, brano già utilizzato ampiamente in “Peaky Blinders”; e se ci si trova spinti a formulare una frase in cui un richiamo a Nick Cave è collegato all’aggettivo “banale” vuol dire che qualcosa proprio non va.
Tra le innumerevoli citazioni cinefile, “Halloween” sembra essere l’opera più ricorrente (a cominciare dalla maschera di Ghostface che diventa progressivamente visibile affiorando dall’oscurità); c’è spazio, però, pure per un tributo al Dario Argento della Trilogia delle madri e per un insolito rimando al finale di “Arma letale”.
Fosse stato assegnato da un ammiratore, il voto riportato qui sotto sarebbe ben più alto. Un eccesso di generosità che non ci sentiamo di condividere.
Voto: 4,5
Andrea Salacone