Silent Night

16/12/2023

di John Woo
con: Joel Kinnaman, Scott Mescudi, Harold Torres; Catalina Sandino Moreno

Niente di nuovo per le strade di Los Angeles, dove impazzano feroci gang di latinos, che si smitragliano generosamente tra un vicolo e l’altro, e dove un vendicatore silenzioso, rimasto senza voce per le ferite riportate nel primo scontro con la banda che gli ha ucciso il figlio, insegue maniacalmente il suo sogno di vendetta.

Niente di nuovo neppure in questo film, che nel suo immaginario di violenza dissennata e disseminata, oscilla tra un realismo minuzioso e maniacale (primissimo piano della ferita quasi-mortale di Godluck, con schizzi di sangue per ogni dove) e le inverosimili sequenze di strada, in cui gli scontri frenetici e sempre più feroci sembrano solo inseguire un desiderio di morte, neppure di predominio: la propria morte, prima ancora che quella del nemico. 

Il tutto immerso nel silenzio quasi totale del protagonista, che ha perso la voce e non può parlare. Godluck-Kinnaman attraversa inespressivo tutta la storia: prima si ubriaca per stordirsi (in silenzio), poi si allestisce la sua invulnerabile Godluck-car (in silenzio) e poi fa a pezzi – da solo e senza parlare – tutta la gang del perfido Saya (identificati ri-fotografando con il suo cellulare le schede segnaletiche appese nella stazione di polizia).

E poiché in tutta evidenza a parlare nel film deve essere solo la violenza, il racconto ne esce parecchio squilibrato, quasi abulico: perché puoi far saltare per aria come birilli le auto, inventandoti scontri sempre più spettacolari e fantasiosi, lanciare le macchine l’una contro l’altra in cavalleresca (mica tanto) tenzone, sciorinare sparatorie frenetiche e falcidiare i cattivi a manciate, ma il senso dov’è?

Affidato ai flashback progressivi di Godluck, alle sue visite malinconiche nella (ex) cameretta del bimbo, alle proiezioni del compianto visino infantile su vetrine, porte scorrevoli e palle di Natale, il sentimento è posticcio, raffazzonato, appiccicato su malamente. E con lui anche il senso, se c’è, di una storia così.

Non mancano i precedenti del genere “vendicatore-che-si-prepara-minuziosamente-e-fa-strage”: (pensiamo a Three days left, o The equalizer. O anche, mooolto più indietro I tre giorni del Condor), dove però la violenza non era esibita per sé, era consequenziale alla vicenda, che esisteva prima della violenza.

 Qui invece è tutto e solo schizzi di sangue e raffiche di mitra (inesauribili, i caricatori di queste armi!), e nonostante la storia ci piombi addosso già nei titoli di testa, gratta gratta è solo un’esibizione di sangue e piombo – nemmeno un catalogo, ché quello già sarebbe più articolato. 

Ci sembra quindi che questo Silent night (verità del titolo), proprio non abbia granché da dire…

Voto: 4

Davide Benedetto