Sotto le stelle di Parigi

25/11/2021

di Claus Drexel
con: Catherine Frot, Mahamadou Yaffa, Jean-Henri Compère, Richna Louvet

Prendi una notte a Parigi, ma non una notte romantica: una notte da invisibili, una notte da poveri, sotto i ponti della Senna. Prendi una homeless più fortunata di altri, una che un ricovero lo ha trovato, che tutto sommato s’arrangia. Adesso prendi la cattiveria del mondo, il disprezzo per i poveri, la nostra indifferenza. Prendi tutto questo, e mettici dentro la speranza e il coraggio: questo è Sotto le stelle di Parigi.

Si potrebbe dire che è solo questione di punti di vista: che non è un modo più cinico che elegante per liquidare tutta la vicenda, ma la rivoluzione narrativa, il rovesciamento che questo film, con lentezza (sì, è pur sempre un film francese) e toni quasi documentaristici (idem) ma con naturalezza, applica al nostro abituale punto di vista.

Christine (Catherine Frot) è una homeless di lungo corso e di consolidata esperienza del (suo) mondo. Vive nei locali di servizio della nettezza urbana, al calduccio sotto un ponte, frequenta i volontari per il cibo, ricicla vecchie riviste per aver qualcosa da leggere. Insomma ha una sua modestissima routine, ritagliata abilmente nei pochi spazi che la città le concede malvolentieri.

Anche chi ha poco, può perdere tutto, e la discesa di Christine comincia con l’incontro di Suli, un bambino del Burkina Faso (si scoprirà) che ha perso la madre, in via di espulsione dalla Francia, non parla una parola di francese ed è solo, più solo di Christine, ha freddo, e a suo modo cerca aiuto.
Anche se la prima reazione della donna è di non farsi coinvolgere dal destino di Suli, respingendolo per aggrapparsi alle sue poche certezze, rapidamente si trova a combattere per lui, sacrificando più o meno di slancio il suo rifugio, le sue poche cose, finanche il pendente ricordo del suo bambino (così scopriamo la sua storia, e immaginiamo le ragioni della sua caduta).

Scopre così di avere risorse di coraggio, ostinazione, inventiva ed empatia chissà dove sepolte, finché, raccogliendo quel briciolo di solidarietà e comprensione che ancora apparentemente resta al mondo, riuscirà nel suo intento.

Nonostante la difficoltà (per chi scrive) del linguaggio cinematografico adottato, tutto francese nei ritmi (lenti), nella fotografia (luci e colori praticamente sbiancati) e nello stile (quasi documentaristico), “Sotto le stelle” è un film che lavora lento, ma ti resta addosso, soprattutto perché non concede molto a un buonismo di maniera e riesce ad essere (o sembrare) obiettivo e lucido nel suo sguardo sui così (impropriamente) detti invisibili: che appunto, tali non sono, perché si vedono eccome, solo siamo noi che abbiamo paura (sic) di guardarli.

Volendo cercare analoghi, in tutt’altri generi e sentieri cinematografici, vengono in mente – magari a sproposito – il divertente (ma dolciastro, in fondo è pur sempre firmato da Frank Capra) “Angeli con la pistola”: altro personaggio, ma la caratterizzazione, anche fisica, di Christine non è lontana da Annie la Stracciona (Bette Davis, niente di meno), così come la metamorfosi compiuta da entrambe.

Altro film affine, anche qui lontano ma non troppo da “Sotto le stelle”, è la “Leggenda del Re Pescatore” (Terry Gilliam, 1991), e anche qui la caratterizzazione di Parry (Robin Williams) è piuttosto simile, e tutto sommato anche la sua traiettoria è una traiettoria di riscatto, anche se in fondo all’arcobaleno non c’è una pentola d’oro…

Voto: 7

Davide Benedetto