Top Gun – Maverick

17/05/2022

di Joseph Kosinski
con: Tom Cruise, Jennifer Connelly, Val Kilmer, Ed Harris

Pilota dell’azzardo, Pete ‘Maverick’ è diventato leggenda: insofferente all’autorità e alla gerarchia, protetto dall’amico-rivale ‘Iceman’ (diventato ammiraglio), piuttosto che farsi strada tra gli ufficiali preferisce giocare in disparte, con il suo piccolo team, per sfidare i suoi limiti collaudando (sfasciandoli) sofisticati aerei da Mach 10.
Dopo l’ennesimo (disastroso) colpo di testa, soltanto l’influenza di Iceman lo salva dall’espulsione dalla Marina, riportandolo alla scuola di volo per addestrare una manciata di ‘diplomati’ Topgun, destinati ad una missione impossibile (sic), in un attacco quasi suicida all’impianto nucleare dell’ennesima ‘rogue nation’.
Ma tra i candidati alla missione c’è anche il figlio di Nick ‘Goose’, il suo ex-navigatore, morto per un fatale incidente durante il volo, e Maverick si troverà alle prese con la sua coscienza e i suoi sensi di colpa, combattuto tra il desiderio di proteggerlo e l’obiettivo di completare con successo la missione.
Finirà ovviamente come deve finire, con molta spettacolarità e colpi di scena ben dosati.
Detto questo, ‘Maverick’ è niente più che un film ben confezionato e piuttosto furbo.
Ben confezionato, perché investe molto nella spettacolarità e l’estrema cura dei dettagli, sia nelle scene di addestramento che nei duelli aerei, in una recitazione oliata e affiatata, ma senza zone grigie, senza mezzi toni: ad un passo dallo stereotipo, spesso evitato solo dalla gigioneria dell’interprete principale, non si cura di essere prevedibile, nello sviluppo narrativo come nella caratterizzazione dei personaggi.
Furbo, perché ricalca totalmente lo schema del precedente ‘Topgun’ del 1986: pilota geniale ma ribelle, ufficiali superiori cinici e conformisti, cameratismo maschio ma empatico. Furbo, anche perché è visibilmente un prodotto ad hoc per boomer nostalgici, cui sostanzialmente ripropone lo stesso plot, la stessa ambientazione (luci e fotografia comprese), finanche la stessa colonna sonora.
Piacevolmente al riparo da sorprese narrative quindi, due ore e undici minuti totalmente convenzionali, nonostante la trama sia centrata – non a caso un po' platealmente – sulla ‘ribellione’ di Maverick ai metodi e alle tattiche tradizionali, anche rivolta a dimostrare la superiorità (presunta) del pilota ‘uomo’ (vero) sul drone remoto.
Ai tempi, ‘Topgun’ collezionò un Oscar e un Golden Globe (entrambi per la colonna sonora, a firma Giorgio Moroder), oltre a consacrare definitivamente la ‘star’ Tom Cruise. Agli onori della Biblioteca del Congresso, il primo (e unico!) ‘Topgun’ sorprese il pubblico per l’immediatezza e la vivacità delle scene di combattimento aereo: eravamo cresciuti con le ricuciture di spezzoni di repertorio in film come ‘La battaglia delle Midway’ o ‘Tora Tora Tora’, e la forza di quelle riprese ci catturò. Il personaggio romantico e venato di malinconia di Maverick (l’eroe solo lassù in cielo) fece il resto.
Il problema di questo sequel, più incolore che sbiadito, è che purtroppo arriva secondo a se stesso, e, non riuscendo a (o volendo) aggiungere nulla di più al suo predecessore, manca di coinvolgerci realmente.

Voto: 6

Davide Benedetto