Zombieland-Doppio colpo

11/11/2019

di Ruben Fleisher
con: Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Emma Stone, Abigail Breslin, Zoey Deutch, Avan Jogia, Rosario Dawson

Zombieland-Doppio colpo è la brutta copia del film di cui è il sequel, che già non brillava per originalità, essendosi innestato sul filone dei film comici di zombie, innalzato alla fama dalla freschezza ilare de L’alba dei morti dementi, primo capitolo della Trilogia del cornetto di Edgar Wright, il cui titolo italiano non fa per niente onore al gioco di parole di quello inglese: Shaun of the dead, nome proprio che rima con la “Dawn” di romeriana memoria.
A distanza di dieci anni, gli unici spunti che i tre sceneggiatori Reese, Wernick e Callaham riescono a inserire nel sequel sono gli sciapi personaggi di una cretinetta in rosa e di un figlio dei fiori plagiario che immancabilmente finiscono per limonare. Un po’ pochino per un seguito atteso una decade e venuto a costare praticamente il doppio del precedente.
La scena iniziale è sempre un combattimento al ralenti con un pezzo della band thrash metal americana Metallica di sottofondo, For whom the bell tolls nel primo, Master of puppets ora.
Il titolo stesso si rifà alla seconda regola di uno dei protagonisti, Columbus, il quale ne adotta molte altre per sopravvivere in quel mondo post-apocalittico; il “doppio colpo” assicura che il putrefatto riposi veramente in pace, mentre alle regole del primo, tutte confermate, si aggiungono nell’ordine la # 7: Viaggiare leggero, la #23 Sacchetti Ziplock, la # 42: Tieni le mani a posto, la # 52: Non esitare a chiedere aiuto e la # 53: Salviette umide. Allo zombie secco della settimana si sostituisce quello dell’anno in una gustosa diversione italiana.
Anche l’atmosfera post-moderna è la stessa, si riesuma Bill Murray e le battute di Ghostbusters, Columbus critica il fumetto di Walking dead per la scarsa verosimiglianza, la corsa finale della morte degli zombie ricorda quella dei tori di Pamplona e il gruppetto di sopravvissuti vaga da un’attrazione di Zombieland all’altra, in questo caso si muove dalla Casa Bianca presidenziale alla residenza di Elvis Presley, Graceland, fino ad arrivare a Babylon, sorta di roccaforte hippie pacifista. Ma la ricorsività diventa insopportabile quando compaiono in scena i sosia di Tallahassee e Columbus, il cui omologo snocciola comandamenti al posto delle sue regole, enunciati diversamente ma dall’identico contenuto.
Il pepe del film è tutto nelle battute fulminanti di Tallahassee: “Per il vello del pisello!”, “Mi sento un’adolescente isterica del ’54!”, “Ha ucciso più celebrità lui della cocaina”, “Evviva i cafoni col SUV”, anche un paio di quelle dei suoi compagni colpiscono nel segno: “Se ami una persona devi spararle alla testa” o “Non ti dimenticherò mai, come cavolo ti chiami”, ciononostante la scena più divertente è esterna alla pellicola girata, ovvero la donna del logo iniziale della casa di produzione Columbia che si anima e difende con la torcia accesa da alcuni zombie che l’aggrediscono.
Passabile l’idea di categorizzare i morti viventi in “Homer”, gli stupidi, “Hawking”, gli intelligenti, “Ninja”, i furtivi e “T-800”, una nuova mutazione che li rende più coriacei, anche se queste interiezioni narrative risultano più riempitivi che altro.
Nonostante ci abbia già abituati a ruoli macchiettistici, persino Woddy Harrelson questa volta decade all’interpretazione di una specie di arzillo nonnetto un po’ rimbambito, pallida imitazione dello sfavillante e malato assassino di Natural Born Killers, mentre la presenza di Rosario Dawson non fa che accentuare la delusione.
Non sprecate soldi e tempo, di pellicole sugli zombie ormai ce ne sono fin troppe, sceglietene un’altra qualsiasi, sarà indubbiamente migliore.

Voto: 2

Fabio Giagnoni