5 Centimetri al secondo

06/05/2026

di Okuyama Yoshiyuki
con: Hokuto Matsumura, Yuzu Aoki, Keiko Horiuchi, Mai Kiryu

Il pubblico della piattaforma del 28 FEFF ha votato chiaro: il cuore in streaming batte per la malinconia poetica di Okuyama Yoshiyuki. In un’operazione cross-mediale affascinante, il remake del capolavoro d'animazione del 2007 di Makoto Shinkai, la versione di Yoshiyuki (opera seconda del regista dopo At the bench) ha conquistato il Purple Mulberry (MYmovies), confermando come certe storie siano universali e senza tempo. Questa versione di 5 Centimetri al Secondo (5 Centimeters Per second, Giappone, 2025, 121) non evidentemente un remake ma il live-action rende più tridimensionale i personaggi e i loro sentimenti con la conferma che il dolore della crescita e la bellezza dei petali di ciliegio che cadono (a 5 centimetri al secondo, appunto) non invecchiano mai. 
Il film mantiene la struttura originale dell’animazione con i tre episodi della trilogia ambientati negli anni Novanta e la fotografia del manga, seguendo la vita di Takaki Tōno dai banchi di scuola all'età adulta. Guardando Takaki oggi, a 30 anni, è impossibile non provare una profonda sovrapposizione: alla soglia dei trent'anni, ci si ferma inevitabilmente a riflettere: Come sta proseguendo la mia vita? Le scelte del passato sono state giuste? Ci si perde davvero per colpa della distanza o per paura di restare fermi? La forza di questa pellicola sta proprio qui: rendere la storia di Takaki la nostra storia. Il vuoto che il protagonista sente nel petto mentre cammina tra la folla di Tokyo è lo stesso di chiunque abbia mai guardato indietro chiedendosi "cosa sarebbe successo se...". Il secondo capitolo del film, "Cosmonauta", lo eleva a una dimensione metafisica: il riferimento al lancio del razzo (che richiama suggestioni del 1977, l'anno del Voyager e dei messaggi inviati all'ignoto spaziale) diventa la metafora perfetta della solitudine umana. Come un satellite lanciato nel buio infinito alla ricerca di qualcosa, anche Takaki cerca un segnale da un passato che, come la luce di una stella lontana, continua a brillare anche se la fonte è ormai svanita. Un’opera poetica che ci ricorda che, anche se ci perdiamo, il viaggio è stato parte integrante di ciò che siamo oggi: "A quale velocità dovrò vivere per poterti rivedere?".

Voto: 8

Michela Manente