
Il lapsus pronunciato all'unisono tra le pareti di un’aula di tribunale, dove una parola inciampa e si deforma sotto il peso della tensione, offre il titolo al nuovo lavoro di Werner Herzog, Bucking Fastard, presentato in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al centro della vicenda campeggiano le sorelle inglesi Freda e Greta Chaplin - il film è tratto da una storia vera - interpretate sul grande schermo con una coordinazione mimetica da Kate e Rooney Mara, gemelle nella finzione di questa storia ambientata negli anni Ottanta. Accusate di uno stalking simbiotico ed estenuante dopo essersi innamorate, rigorosamente assieme, dello stesso uomo (Orlando Bloom), le due protagoniste incarnano l’ennesimo centro problematico e l'ennesimo corpo estraneo esplorato dalla lente filosofica del regista tedesco.
In questa pellicola le gemelle compiono ogni singolo gesto assieme, arrivando persino a parlare con una sola voce sovrapposta, creando un cortocircuito relazionale che innesca l'immediata reazione di rigetto da parte del mondo esterno. Il loro infigurabile rapporto con la società circostante richiama direttamente la grande galleria di incompresi della filmografia herzogiana: dall’ossessione di Aguirre all’inadeguatezza sociale di Kaspar Hauser, dal vampirismo alienato di Nosferatu fino alle sfide titaniche e folli di Fitzcarraldo. Herzog dimostra, ancora una volta, come la società moderna sia spesso incapace di comprendere e accettare una diversità così profonda e radicale.
A questo albero genealogico del cinema d'autore si affiancano inoltre evidenti echi lynchiani, in particolare un richiamo alla figura delle gemelle in triplicato tanto care all'universo di David Lynch, le cui suggestioni perturbanti riaffiorano a tratti nella costruzione dell'identità doppia. Dal punto di vista visivo e narrativo, la parte iniziale e quella finale del film sono decisamente le migliori. Tutta la sequenza del processo è supportata da una regia nitida e da un utilizzo eccezionale dello zoom fotografico, che avvolge le protagoniste in un'atmosfera quasi sospesa e spettrale. Sebbene la pellicola tenda a incagliarsi nella sua fase centrale, perdendo un po' di ritmo e di slancio propulsivo, ritrova poi la sua traiettoria migliore nell'evocativo finale ambientato nelle grotte, un richiamo evidente e poetico al mondo ipogeo già esplorato da Herzog in Cave of Forgotten Dreams. Pur non possedendo la forza quasi eversiva e la carica primordiale delle immagini del suo cinema migliore, Bucking Fastard si conferma un'opera di attuale fascino, guidata dallo sguardo di un maestro della cinematografia mondiale.
Voto: 7,5
Michela Manente