Ennio, un Maestro

09/10/2021

di Giuseppe Tornatore
con:

È un film sulla musica e su Ennio, Ennio Morricone. Il pregio principale dell’opera (“Ennio, un maestro”, Lucky Red) presentata fuori concorso alla 78ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è la lunga intervista che il regista Giuseppe Tornatore utilizza inframmezzandola con varie testimonianze di amici registi, compositori, produttori e uomini dello spettacolo di livello internazionale. Il quadro che ne deriva ricostituisce la natura, camaleontica come diceva di sé lo stesso maestro («Sono come un camaleonte:  cambio con il regista che ho di fronte») e il guizzo geniale per la musica. In più nei 150 minuti della pellicola si apprendono fatti e caratteristiche peculiari dell'uomo, come ad esempio la sua abitudine ogni mattina di fare due ore di ginnastica domestica, per allenarsi a fare musica tutto il giorno, o la passione per gli scacchi, che per lui rappresentavano «un combattimento che insegna la battaglia della vita, la voglia di migliorarsi, di superare le avversità». Così Tornatore, che all’inizio del loro sodalizio quasi trentennale aveva impiegato la maestria di Morricone per “Nuovo cinema Paradiso”, con cui il regista si aggiudicò l’Oscar come Miglior film straniero nel 1988, ha ricreato un puzzle di tessere il cui insieme è molto simile all'originale, a partire dagli esordi come trombettista (aveva intonato la marcia nuziale con la tromba al matrimonio di Gillo Pontecorvo conosciuto per musicare “La battaglia di Algeri”), poi come compositore anche per l’etichetta discografica RCA Italiana e come autore di colonne sonore e compositore di opere sinfoniche, tra cui la magistrale opera dedicata alla tragedia dell’11 settembre, in ricordo di tutte le stragi terroristiche. Di certo la fama popolare di Morricone è legata al cinema a cui egli deve molto ma di cui all’inizio non ne riconosceva l’importanza, in quanto arte ancella rispetto alla musica sinfonica, celando il proprio nome dietro a uno pseudonimo. Il cinema è stato per Morricone il teatro di prova delle sperimentazioni, quelle che per la canzonetta italiana suonavano troppo audaci (sono suoi i successi di “Pinne, fucile ed occhiali” o “In ginocchio da te”). Ad esempio con i registi esordienti osava sperimentalmente di più, con quelli di Hollywood pretendeva indipendenza ma offriva la scelta tra più temi per una stessa scena.
Morricone non solo amava ma sentiva quella musica che gli permetteva di parlare con l’abisso del suo io interiore: a suo dire, la scrittura della musica per film era complessa ma talvolta nasceva da un istinto frutto della sua elevata conoscenza del pentagramma. Gran intenditore di musica classica, non disdegnò quella dodecafonica che sperimentò con il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza. «Il musicista al cinema deve saper far tutto dalla sinfonia alla canzonetta», confessa Morricone intervistato da Tornatore.
La musica del maestro, allievo nella classe di composizione di Goffredo Petrassi al conservatorio Santa Cecilia di Roma, non trascorre in modo superficiale sulle cose ma le crea. Chiamato a offrire la sua collaborazione al film “Mission” di Roland Joffé (1986, Palma d’oro a Cannes), Morricone voleva mollare: il regista non gli dava sufficiente spazio creativo ma avuta la fiducia compose la celebre colonna sonora omonima. Il rapporto poi con Sergio Leone è stato quasi di dipendenza del primo con il secondo: la colonna sonora di “C’era una volta in America” è il principale dialogo del film e sono di Morricone le invenzioni dell’urlo del coyote o l’uso di strumenti anche etnici, il flauto di Pan o il fischio western in “Per un pugno di dollari”. 
Quello di Tornatore è in sintesi un atto di amore per il maestro ma anche un tributo al vincitore di due premi Oscar (e ben cinque nomination) e un oscar onorario alla carriera nel 2007, tra gli innumerevoli premi, e ai 500 film da lui arrangiati, a partire dal 1961 in avanti. La morale del film sembra essere che la musica per il cinema è a pieno titolo musica contemporanea e, cosa che forse ci sorprende di più, che lui è la musica, con la sua capacità di fondere assieme prosa e poesia e di pensare la musica, di vederla prima di scriverla, non uno strumento alla volta ma tutta la sinfonia eseguita dall’orchestra prima ancora di buttare giù sul pentagramma una nota.

Voto: 7

Michela Manente