Freaks Out

09/09/2021

di Gabriele Mainetti
con: Aurora Giovinazzo, Pietro Castellitto, Claudio Santamaria, Giancarlo Martini, Giorgio Tirabassi

I primi minuti del film dettano l’equilibrio che manterrà la storia durante tutto il film: dopo essere entrati nella tenda e averci presentato tutti i personaggi principali della nostra storia con un tono favolistico, improvvisamente il tono del film cambia ricordandoci che è pur sempre una storia ambientata durante la seconda guerra mondiale. In questo risiede gran parte del fascino del film di Mainetti: riuscire a raccontare una storia fantastica pur incorniciandola nella crudeltà dell’occupazione nazista durante i rastrellamenti degli ebrei. Infatti anche se la nostra storia non abbandona mai il tono di una favola gentile neppure risparmia scene d’azione o crudeli. D’altra parte in tutte le favole assieme alle fate ci sono sempre dei mostri ma in “Freaks out” i mostri non sono quelli che immediatamente appaiono come tali, persone dotate di caratteristiche o poteri straordinari, ma i mostri sono persone normali che deridono i diversi e prevaricano i deboli. E in fondo il vero mostro è la guerra stessa che “trasforma gli uomini migliori nei peggiori” (citando una battuta del film stesso). Da questo punto di vista i cattivi sono subito riconoscibili e i nazisti fanno egregiamente la loro parte (d’altra parte il Terzo Reich, nel suo orrore, ha “regalato” ad Hollywood dei cattivi iconici che ormai da quasi un secolo calcano le scene dei film) ma l’antagonista non appare bidimensionale, schiacciato dal suo ruolo, ma viene quasi presentato come una delle tante strade possibili che può prendere un uomo. E in fondo il tema del film è proprio l’accettazione della propria diversità come dono e la ricerca di quei legami con quelle persone che riconoscendoci e amandoci per quello che siamo, ci fanno sempre sentire a casa. E non pare un caso la citazione dal Mago di Oz: come Doroty anche la vera protagonista del film, Matilda, cerca di tornare a casa anche se la sua è un circo vagante fatto da artisti circensi. Roma fa da sfondo a questa storia ambientata durante la seconda guerra mondiale e Mainetti, pur senza rinunciare a mostrare alcuni dei luoghi più belli della città eterna, non presenta mai delle cartoline. Dalla fotografia alla messa in scena, dalla recitazione fino ai titoli di coda, insomma tutto il film nel suo insieme, è stato pensato e realizzato per essere visto al cinema e visto che la sua proiezione è stata rinviata a causa della pandemia, bisogna dire che valeva la pena aspettare.

Voto: 8

Emilio Lo Giudice Romanengo